Novak Djokovic continua a sorprendere il mondo del tennis, non solo per i suoi traguardi in campo ma anche per la profondità delle sue riflessioni. Agli US Open 2025, il fuoriclasse serbo ha stabilito un nuovo primato diventando l’unico tennista ad aver raggiunto 75 volte il terzo turno in un torneo del Grande Slam, superando definitivamente Roger Federer (74) e staccando Rafael Nadal (59).
La voglia di competere a 38 anni
Dopo la vittoria in rimonta su Zachary Svajda, Djokovic ha ammesso di non essere stato soddisfatto del livello espresso in campo, ma ha sottolineato l’importanza di trovare sempre il modo di vincere anche nelle giornate difficili. “Amo ancora il gusto che ti dà competere, la sensazione di stare in campo. Sono spesso molto severo con me stesso perché mi aspetto di giocare ad alto livello, ma ho ancora voglia di competere con i giovani, altrimenti non sarei qui”, ha dichiarato con la consueta lucidità.
Dalla crescita personale al successo
In una lunga intervista rilasciata a Jay Shetti, il serbo ha raccontato alcuni aspetti meno conosciuti della sua carriera. Ha ricordato l’influenza decisiva della madre, sua prima allenatrice, che lo ha educato non solo come atleta ma anche come persona: “Mi ha insegnato che il tennis non significava solo colpire la palla e sognare di vincere Wimbledon. Ho usato il tennis per crescere come essere umano”.
Djokovic ha spiegato come negli anni abbia imparato a prendersi cura di sé in modo olistico, grazie a un team multidisciplinare che lo ha seguito fin dall’inizio. La scoperta dell’intolleranza al glutine e il conseguente cambiamento nella dieta hanno rappresentato, a suo dire, una svolta fondamentale per il grande salto di qualità compiuto nel 2011, anno in cui vinse tre Slam e salì al numero uno del mondo.
La sete di vittorie e la ricerca di equilibrio
Nonostante abbia già conquistato tutto ciò che un tennista possa desiderare, Djokovic ammette di non sentirsi mai del tutto appagato. “Ho raggiunto tutto ciò che desideravo nel tennis, ma voglio di più. Questo deriva dallo scopo, dall’ispirazione, dall’amore e dalla passione per lo sport, oltre che dal desiderio di ispirare le nuove generazioni”.
Ha poi raccontato una conversazione avuta con Kobe Bryant, che lo spinse a riguardare anche le partite perse per imparare dai propri errori. Un approccio che lo ha aiutato a trovare un nuovo equilibrio tra l’ego del campione e la consapevolezza dei propri limiti.
La forza dei legami e lo sguardo al futuro
Djokovic non ha nascosto il ruolo decisivo della sua famiglia, in particolare di sua moglie, che definisce “una delle poche persone in grado di dirmi cose che non voglio sentire, ma che spesso si rivelano giuste”.
Con Federer, Nadal e Murray ormai lontani dal circuito, il serbo riconosce di aver vissuto un passaggio emotivo complesso, ma ribadisce la volontà di restare un punto di riferimento anche per i più giovani: “Sento che è una mia responsabilità condividere la mia esperienza. Tutti vogliamo migliorare il nostro tennis”.
La sua motivazione, quindi, non si limita alla conquista di titoli, ma si nutre della sfida continua di superare i propri limiti e lasciare un’eredità che vada oltre le vittorie.


