Peter Lundgren ricorda il giovane Federer: “Aveva problemi di concentrazione, ma anche un grande cuore”

L’ex tennista svedese ha parlato delle difficoltà nell’allenare il giovane Roger Federer, che con lui ha ottenuto il primo titolo a Wimbledon. A Tennis Brazil ha ricordato anche il collega Peter Carter scomparso in un incidente, e l’avventura al fianco di Marat Safin.

di Samuele Diodato

In un’intervista per Tennis Brazil, Peter Lundgren, primo allenatore di Roger Federer, è tornato a parlare del periodo di vicinanza con l’allora giovanissimo talento di Basilea. Insieme a Peter Carter, l’allenatore morto in un incidente stradale nel 2002, Lundgren ha formato Federer, fino a portarlo a vincere il suo primo Wimbledon. Non è sempre facile gestire però tennisti con potenzialità così grandi, l’ex numero 25 ricorda infatti diverse difficoltà. Quelle che in misura ancora maggiore ha dovuto affrontare quando è passato ad allenare, nel 2004, Marat Safin.

Federer è sempre stato descritto, caratterialmente, come un giovane ambizioso, ma anche ribelle. Spesso si lasciava andare, ma secondo il 55enne svedese il difetto maggiore è stata una certa dose di pigrizia. “È difficile dire come si costruisce effettivamente un grande giocatore”, ha confermato “ognuno ha un proprio percorso e un proprio tempo per la maturazione. Federer ha vinto il primo Slam quando aveva 22 anni, non tutti possono essere come Nadal”. Nello specifico: “Prima si cerca di lavorare sulla tecnica, per pulirla il più possibile, poi si passa alla forza mentale e all’aspetto fisico. Per arrivare al top, alla maturazione, è necessario mettere insieme tutte queste componenti”. Già dagli inizi della carriera dello svizzero, insieme ai due Peter, Lundgren e Carter, c’era infatti quello che poi è diventato lo storico preparatore di Federer, Pierre Paganini. Lavorando sul corpo dell’oggi 20 volte campione Major, certamente nato per il tennis, Paganini è diventato famoso in tutto il mondo per aver permesso all’elvetico di allungare sempre di più la propria carriera.

Una carriera cominciata oramai più di venti anni fa, quando il modello che oggi conosciamo, sotto tutti i punti di vista, era ancora in costruzione: “Non è stato sempre facile lavorare con lui. Federer era un giovane molto talentuoso, ma alle volte pigro e con problemi di concentrazione. Le cose sono cambiate rapidamente soprattutto perché ha sempre voluto essere il migliore, e mi accorsi che aveva le potenzialità per esserlo”. Poi passa al lato umano, anch’esso importante per raggiungere gli obiettivi nella propria professione: “Per quanto fosse difficile allenarlo, aveva un gran cuore ed era un bravo ragazzo. È cresciuto rapidamente fino a diventare l’ambasciatore del tennis che è oggi e sono orgoglioso di tutto quello che ha raggiunto”. Nel 2004 i due si sono separati, proprio pochi mesi dopo il primo Slam vinto a Wimbledon. Il ricordo di quella giornata, ovviamente, è immortale, e avrà per sempre un sapore agrodolce. “Da giocatore è sempre stato il mio sogno, ma non ho ottenuto grandi risultati, se non un buon ottavo di finale. Vincerlo da allenatore con Federer mi ha dato grande gioia. Era un diamante grezzo, e con Carter siamo riusciti a portarlo in cima. Vorrei fosse stato con noi quel giorno, fu una situazione surreale.

Federer Peter Carter

Peter Lundgren, oltre che un coach di successo, è anche un’ulteriore testimonianza vivente di quanto sia difficile allenare spesso i giocatori più forti. Prima di Federer aveva seguito Marcelo Rios, e nel 2004, dopo lo svizzero, venne assunto da Marat Safin. I risultati però arrivano solo dopo una complicatissima prima parte di stagione: “Safin era già uscito dalla Top-30 e arrivai addirittura a chiedergli perché mi pagava. Aveva vinto lo Us Open nel 2000 battendo Sampras ed era stato numero uno, ma aveva sviluppato un atteggiamento autodistruttivo”. Anche al fianco di Safin, però, Lundgren riuscì ad incidere. Il russo ritrovò sé stesso nel finale del 2004, e all’Australian Open vinse superando anche Federer in semifinale, in una delle più belle partite del nuovo millennio.

Marat SAFIN / Peter LUNDGREN – 26.05.2006 – Entrainement Roland Garros 2006, (Photo : Xavier Cailhol / Icon Sport via Getty Images)
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