Quando l’Adria Tour sembrava ormai archiviato

Quando l’Adria Tour sembrava ormai archiviato

Il giovane tennista russo Rublev esprime tutto il suo appoggio nei confronti del tennista serbo, riconoscendo la bellezza e la magnanimità posti dietro a questa sua iniziativa.

di Antonio Spanò

Malgrado ne sia passato ormai di tempo, le polemiche sul numero uno del mondo Djokovic non si fermano. Poco più di qualche mese fa, il tennista serbo si faceva organizzatore di un torneo di beneficienza nel suo paese, denominato Adria Tour. All’epoca diversi tennisti avevano preso parte alla manifestazione e, alcuni di essi, tra cui Dimitrov, Coric e lo stesso Nole, si trovavano a pagare lo scotto: la positività al coronavirus. Tante, forse troppe, sono state le reazioni negative da parte del mondo del tennis, molte delle quali provenienti proprio da quei giocatori che, al torneo, non avevano preso parte o non erano stati neanche invitati.

Nonostante ciò, però, non sono mancate manifestazioni di affetto e vicinanza nei confronti del campione serbo, ampiamente apprezzato soprattutto per la bellezza del gesto alla base di questa sua iniziativa. A qualche giorno fa risalgono le dichiarazioni del giovane tennista russo Andrey Rublev. Il tennista moscovita, uno dei partecipanti all’Adria Tour, si è così espresso in un’intervista rilasciata a Sport-Express Russia:
“Novak era molto turbato da tutta questa situazione, ha organizzato tutto e nessuno si sarebbe mai aspettato o avrebbe mai voluto tutto ciò. Lui e il suo team si sono scusati molte volte con tutti. Non c’erano simili paure, si trattava di un torneo di esibizione. Penso sia inevitabile la ricomparsa di qualche nuovo contagio quando l’intero circuito ripartirà. Nonostante ciò, bisogna andare avanti”.

Andrej Rublev

Durante l’intervista, poi, l’attuale numero 14 del mondo, ha parlato anche delle buone sensazioni che il ritorno sui campi gli ha portato: “In questo torneo, tutto è andato bene. Ho riprovato le emozioni e le sensazioni che fanno parte del mio sport, della mia vita, la competizione mi era mancata un sacco. Ho ripreso a volare, a stare negli hotel, ad allenarmi… sentivo davvero la mancanza di tutto ciò. Ho buonissime sensazioni e tante speranze per il futuro”.

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