Un legame speciale con l’Italia che dura da vent’anni
Rafael Nadal e Roma: un amore lungo, profondo, ricco di emozioni e ricordi indelebili. Il campione spagnolo, 22 volte vincitore Slam, ha rivelato in due interviste recenti il forte desiderio di tornare al Foro Italico per salutare come si deve un pubblico che gli ha sempre dimostrato affetto sincero e incondizionato. L’anno scorso, dopo la sconfitta contro Hubert Hurkacz, lasciò il torneo quasi in punta di piedi. Ma oggi, con maggiore consapevolezza e serenità, guarda al passato con gratitudine: “Roma è stato uno dei luoghi più importanti della mia carriera e della mia vita”, ha confessato.
Emozioni indimenticabili sotto il cielo di Roma
Nadal non ha mai nascosto il suo profondo legame con la Capitale e con gli Internazionali d’Italia, dove è stato l’unico tennista a raggiungere la doppia cifra di vittorie. I suoi ricordi spaziano dalle battaglie epiche contro Coria nel 2005 e Federer nel 2006 — due finali vinte al quinto set dopo maratone di oltre cinque ore — fino agli ultimi successi, che hanno completato un cerchio perfetto: “Roma era l’unico grande torneo in cui non avevo ancora raggiunto dieci titoli. Quando ci sono riuscito, è stato magnifico”.
Il Foro Italico per Nadal è molto più di un luogo di competizione: “Si respira storia, è una sensazione diversa dagli altri tornei. Lo Stadio Pietrangeli, le statue, il Bar del Tennis: tutto contribuisce a rendere Roma un evento unico”. E se il ritiro si avvicina, il campione maiorchino promette: “Prima o poi devo venire a salutare come merita il pubblico del Foro Italico”.
La “visione” del tennis italiano
Oltre all’aspetto emotivo, Nadal ha voluto lodare l’organizzazione del tennis italiano, sottolineando con ammirazione quanto sia stato efficace il modello federale adottato dal Belpaese. “L’Italia ha fatto qualcosa che in Spagna non siamo riusciti a fare: ha creato un torneo federale che genera risorse per reinvestire nei giovani e nella promozione dello sport”. A confronto, la Spagna si è affidata per decenni alle accademie private e a fondi limitati, rendendo il percorso molto più complesso.
Sinner e la nuova era del tennis azzurro
Inevitabile il passaggio su Jannik Sinner, oggi al centro della scena mondiale. Nadal non ha dubbi: “Sinner è stato un atto dovuto per un Paese che ama il tennis come l’Italia”. Ma i suoi complimenti non si fermano al nativo di San Candido: il plauso si estende anche a Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, segno di una generazione solida e promettente.
A colpire Nadal è la crescita esponenziale di Sinner negli ultimi anni: “Ha vinto tre Slam, è diventato solidissimo. Sembra che lui e Alcaraz siano a un livello superiore: se restano in salute, lotteranno per i grandi titoli ancora a lungo”. E sul caso della recente squalifica che ha coinvolto il tennista altoatesino, Nadal ha scelto la via della prudenza ma anche della fiducia: “Conosco Jannik, ho fiducia totale nella sua innocenza. Rispetto le decisioni prese, ma sono certo che non abbia voluto ingannare nessuno”.
Un futuro lontano dai campi, ma vicino al tennis
Il Nadal di oggi guarda al futuro con nuovi progetti, soprattutto attraverso la sua Accademia a Maiorca: “Arrivano ragazzi da 40 Paesi diversi. Tantissimi italiani vengono a trovarci. È qualcosa di cui siamo molto orgogliosi”. Se il ritiro dal tennis giocato è ormai una realtà, la passione per il gioco continua a vivere nelle nuove generazioni che Rafa contribuisce a far crescere.
Con la promessa di un saluto futuro al Foro Italico e parole di stima per l’Italia, Rafael Nadal si congeda (per ora) con la stessa classe con cui ha giocato per oltre due decenni.


