Cobolli in lacrime a Roma: “Mi sento fuori posto”. Il sogno infranto di un tennista legato alla sua città

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Una sconfitta che fa più male del solito

La passione, l’attesa, l’emozione: per Flavio Cobolli gli Internazionali d’Italia non sono un torneo come gli altri. Sono il torneo per eccellenza. Cresciuto tra i campi del Foro Italico, pur essendo nato a Firenze, Cobolli ha sempre vissuto Roma come casa sua. E proprio questo legame speciale rende ogni sua partecipazione agli Internazionali un concentrato di sogni, aspettative e – come accaduto quest’anno – cocenti delusioni.

Il 2025 non ha fatto eccezione. Il derby tutto italiano con Luca Nardi si è trasformato in un incubo sportivo, culminato in una sconfitta dolorosa e in lacrime amare versate in mixed zone. “Questo è il torneo che tutti noi sogniamo di giocare tutto l’anno”, ha dichiarato con la voce rotta dall’emozione. Ma il campo, ancora una volta, non era quello che sognava.

Sempre lo stesso campo, sempre lo stesso problema

Flavio Cobolli è sceso in campo per la quarta volta consecutiva sulla Grand Stand Arena, un impianto che, nonostante l’importanza, non è mai riuscito a fargli sentire il calore del vero pubblico romano. “Vorrei cambiare campo, semplicemente per avere una volta il privilegio di assaporare altri stadi”, ha ammesso, evidenziando quanto sia frustrante per lui non poter giocare su un palcoscenico più prestigioso, magari il Pietrangeli o addirittura il Centrale.

“Ogni anno è lo stesso: gioco su uno stadio mezzo vuoto. Ho tante persone che vorrebbero vedermi giocare, ma spesso non ci riescono”, ha spiegato in conferenza stampa. E ancora: “Mi sento un po’ fuori posto, quando scendo in campo non credo di giocare al meglio perché mi sento condizionato da fattori esterni”. Le sue parole hanno messo a nudo non solo la delusione per una partita andata male, ma anche un disagio profondo e duraturo, legato a una gestione organizzativa che, secondo il tennista, non ha mai realmente premiato il suo attaccamento al torneo.

Un sogno interrotto, ma non spento

Al netto della delusione sportiva, Cobolli non ha mancato di rendere omaggio al suo avversario. “Complimenti a Nardi, ha giocato una partita perfetta. Non mi aspettavo di trovarlo così in forma”, ha detto, riconoscendo la superiorità del connazionale. Ma nel suo sguardo, oltre all’ammirazione per il rivale, si leggeva la frustrazione per una prestazione sottotono. “A livello tennistico è stata una delle peggiori partite dell’anno”, ha ammesso con onestà.

Il futuro, però, non è scritto. Cobolli è consapevole di dover lavorare su se stesso, imparare a gestire meglio la pressione e i fattori esterni. “Essere aiutati ogni tanto può migliorare la prestazione di un giocatore, soprattutto se italiano”, ha sottolineato, lanciando un messaggio chiaro agli organizzatori e a chi costruisce le narrative attorno ai tornei.

In un Foro Italico sempre più globale, Flavio Cobolli rappresenta il volto sincero e umano di un ragazzo che, ogni volta che scende in campo a Roma, sente il peso – e l’onore – di giocare per casa. Un amore viscerale, forse ancora in attesa di essere pienamente ricambiato.

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