Stefanos Tsitsipas: “È più difficile restare al top che arrivarci, per questo provo sempre a migliorarmi”

Stefanos Tsitsipas: “È più difficile restare al top che arrivarci, per questo provo sempre a migliorarmi”

Durante la sua permanenza a Dubai, il giovane tennista greco ha rilasciato una lunga intervista per Tennis Sportal; oltre ad aver raccontato i cambiamenti e le difficoltà dell’ultimo anno, Tsitsipas ha parlato delle sue ambizioni per il futuro e dei miglioramenti che deve necessariamente compiere per raggiungere la definitiva consacrazione.

di Pierluigi Serra, @pierluigi_serra

Durante il torneo di Dubai, Stefanos Tsitsipas ha rilasciato una lunga intervista a Times Sportal; il giovane tennista greco ha parlato dei grandi cambiamenti affrontati negli ultimi anni, delle pressioni e delle aspettative che gravano sulle sue spalle e della sua grande voglia di legittimarsi come tennista di punta della nuova generazione.

Ecco alcuni estratti:

A un anno di distanza dall’exploit della semifinale degli Australian Open, ti sei abituato alla vita da top player?

Finora sono riuscito a raggiungere grandi traguardi. Devo solo continuare a lavorare a testa bassa. Ricordo perfettamente il momento in cui sono entrato in top 10 per la prima volta, battendo Gael Monfils nella semifinale del torneo di Dubai. È stato un gran momento per me. Attualmente mi trovo in un’ottima posizione, la n. 6 della classifica mondiale, ma cerco sempre di migliorare. Non è semplice sostenere la pressione e rimanere così in alto, ma è stimolante. È sicuramente più difficile restare in cima che arrivarci. Allo stesso tempo, mi sembra di non essere ancora tenuto in grande considerazione; questo aspetto mi spinge a fare sempre meglio e a cercare di costruirmi una fan base più grande in tutto il mondo. Sto provando a dare il massimo perché so che il lavoro che sto facendo sarò ciò che definirà il mio futuro. Mi considero piuttosto umile; cerco di non pensare troppo a me stesso perché il percorso da compiere è ancora lungo e pieno di ostacoli.

Ti piace la sfida della competizione?

Sai cosa mi piace veramente? La sensazione di trovarmi a mio agio sul campo, quando gioco bene le cose sembrano andare da sole per il verso giusto; non devo forzare troppo me stesso. Quando sono in campo è questo che mi riempie di gioia, giocare un tennis bello e pulito, non solo per me stesso, ma anche per il pubblico, cercando di offrire il miglior spettacolo possibile. Questa è una cosa che mi piace veramente molto.

Il tuo score negli scontri diretti con Novak Djokovic è estremamente positivo (3-2 in favore del serbo ndr), cosa ne pensi?

Novak sta giocando un tennis fantastico, tutti hanno visto cosa è stato capace di fare agli Australian Open. È un giocatore straordinariamente solido, tutti i suoi colpi sono di ottimo livello: dritto, rovescio, servizio. La sua battuta è molto efficace, non molto veloce, ma ben piazzata. Quando riesce a far partire lo scambio impone immediatamente una grande pressione e difficilmente esce dallo scambio, è il suo punto di forza. Cerca di trovare profondità con i colpi da fondo e di essere subito al comando.

Hai vinto una sola partita negli ultimi tre Slam disputati, non sei ancora riuscito a superare a pieno la cocente sconfitta contro Wawrinka agli ottavi del Roland Garros?

A Wimbledon la prestazione è stata davvero brutta. L’anno scorso ho giocato molte partite, ma la più brutta è arrivata proprio a Wimbledon contro Thomas Fabbiano (sconfitta al quinto set nel primo turno). Non ero assolutamente contento di me stesso, le aspettative erano elevate. Per quanto riguarda gli Us Open, non so veramente che cosa dire, penso di essere stato anche un po’ sfortunato con il sorteggio. Ho dovuto affrontare Andrey Rublev ed in quel momento era uno dei giocatori più in forma del circuito; a mio giudizio, eravamo più o meno sullo stesso livello. La partita è stata abbastanza equilibrata, lui è stato bravo ad aggiudicarsi i punti importanti. Sicuramente il ricordo della brutta sconfitta di Wimbledon mi ha influenzato, ma a parte questo non penso di aver giocato un brutto match. Agli ultimi Australian Open, invece, ho affrontato Raonic, che, secondo me, ha giocato in maniera incredibile, non mi ha lasciato praticamente nessuna possibilità. Ha meritato di passare il turno, non sapevo veramente cosa fare.

Il 2020 è anche l’anno delle Olimpiadi, quanto sarebbe importante per te vincere una medaglia per la Grecia?

Ho sempre sognato di poter compiere un’impresa del genere, mi piacerebbe riuscirci. Le Olimpiadi hanno un significato speciale per tutto il popolo greco, d’altronde la Grecia è la terra d’origine dei giochi olimpici. Se dovessi lasciare Tokyo con una medaglia avrei sicuramente le lacrime agli occhi, penso sia il sogno di ogni atleta. In ogni caso, prendere parte ad un vento del genere è un traguardo già di per sé appagante. Saranno sicuramente due delle settimane più belle della mia vita.

Ti vedremo con un altro coach in futuro o continuerai con tuo padre Apostolos?

Ho un team che lavora come me ormai da molto tempo; non so perché riceva così poca attenzione, ma sono persone che mi seguono durante gli appuntamenti più importanti della stagione. Mio padre non è il mio unico allenatore, c’è anche Kerei Abakar, che è stato con me a Marsiglia la scorsa settimana, seduto accanto a mio padre. È il mio allenatore anche nel periodo che trascorro all’accademia, è un grandissimo coach. Non credo di aver bisogno di altre persone in questo momento. Collaboro anche con Patrick Moratoglou, a mio parere uno dei migliori allenatori del mondo, ha un’incredibile conoscenza del gioco. Mi fido di lui al 100%. Ho una grande squadra. Inoltre, cerco sempre di imparare da altri giocatori o ex giocatori. Ho parlato molto con Leander Paes, mi dà buoni consigli, credo che sia un ottimo mentore.

Quest’anno Djokovic non ha ancora perso una partita, cosa pensi di questa incredibile continuità di risultati?

Personalmente penso che sia possibile (avere una striscia vincente di 18 partite consecutive ndr). Non sono sorpreso dal fatto che ci sia riuscito, mi piacerebbe fare lo stesso in futuro. È una combinazione di buone capacità di recupero e di un’attenta pianificazione delle partite. Anche il tuo regime alimentare e i tuoi stati mentali del momento giocano un ruolo fondamentale. Io ho giocato un buon tennis, ma non ho mai avuto un record come quello di Djokovic. Ovviamente massimo rispetto per lui che ci è riuscito così tante volte.

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