I 25 anni di Lorenzo Sonego, il Cuore Toro che vive sui campi da tennis

Ritratto del numero 3 d’Italia, che ieri ha compiuto 25 anni. Dalla scelta tra il tennis, il calcio e il basket ai momenti complicati del 2017 e del 2019. Sonego si è rialzato, e non vediamo l’ora di scoprire cosa il futuro ha in serbo per lui.

di Samuele Diodato

Ieri ha compiuto 25 anni Lorenzo Sonego, presente ma anche futuro del tennis italiano al maschile. Attualmente conserva il suo best ranking di numero 46, raggiunto l’estate scorsa e riagguantato prima della sospensione per la pandemia. In questo breve tributo, raccontiamo le prime tappe di Sonny. Guerriero Sonny, come lo chiamano gli amici. Un guerriero che restando sempre sé stesso era uscito da un momento nerissimo proprio nell’ultimo torneo giocato.

I professionisti della sua età, ai giorni d’oggi, possono quasi sempre dire di aver già trascorso tre quarti della loro vita impugnando una racchetta. Sonego, invece, è una di quelle eccezioni che confermano la regola. È nato a Torino nel 1995, e da buon italiano il suo primo sogno sportivo è stato quello di essere un calciatore. Un calciatore col “Cuore Toro”, quello che mette anche sui campi da tennis. Campi che ha conosciuto per la prima volta a 10 anni, quando il padre gli ha messo la prima racchetta in mano. Ai tempi però, giocava nell’Under-16 dei granata, ed era molto promettente. E col calcio ha continuato anche dopo che nel 2006 il papà lo aveva portato allo Sporting Stampa di Torino, dove l’allenatore, ovviamente, era Gianpiero Arbino, detto Gipo. Fu lui il primo ad accorgersi del suo talento, mentre Sonego maturava, umanamente e soprattutto fisicamente. Così tanto da praticare per un periodo anche il basket, favorito dalla sua altezza. Col tennis però è stato un colpo di fulmine, e dopo i 13 anni è arrivata la scelta di impegnarcisi a tempo pieno. Gipo è da subito fondamentale, e insieme con la famiglia si prende la decisione di rinunciare al circuito juniores, per concentrarsi su competizioni nazionali e regionali.

La scommessa, in un tennis come quello di oggi, dove non è più fondamentale emergere sin dall’adolescenza, paga bene. Ha tempo per lavorare sulla tecnica e su stesso, ma alla fine del 2013 è già 2.3 in Italia. Dalla metà del 2014, quindi, Sonego continua a giocare principalmente in patria, ma sbarca nel tennis internazionale, approcciando al mondo dei futures. Un mondo in cui dà subito prova delle proprie qualità, partendo dal basso e affrontando le qualificazioni. Al terzo torneo è già ai quarti. Due mesi dopo, in un F30, è in semifinale. Nel 2015 si divide tra futures e wild card nei Challenger: l’ulteriore salto di qualità arriva dalla primavera in poi, quando comincia a giocare stabilmente sulla terra. Perde la prima finale futures contro Tommy Paul a maggio, ma vince le successive due in autunno, e ne perde un’ultima ad ottobre. A fermarlo è Gianluca Mager, ma Sonego è già felicissimo col 512esimo posto a fine anno.

Le armi che oggi conosciamo, il servizio e il diritto, diventano preziose soprattutto dal 2016, anno dell’abbandono ai tornei futures. È ancora in primavera che Sonego migliora le prestazioni, e dopo il quarto di finale al Challenger di Barletta si fa sempre più costante. Tra qualificazioni e main draw gioca 66 partite in stagione, alzando sempre di più le percentuali di prime in campo e di punti vinti. Il punto più alto, insuperabile, arriva a Ortisei: contro la testa di serie numero 1, Benjamin Becker, vince il 100% di punti con la prima. Nello stesso torneo, poi, esce vincitore dalla battaglia contro Federico Gaio, raggiungendo la prima semifinale Challenger. Il 2016 è anche l’anno dell’esordio Atp, grazie all’invito nel Masters 1000 di Roma, ma Joao Sousa è ancora troppo solido per lui.

C’è un motivo ben preciso per il quale Gipo evidenzia nel suo allievo prediletto la forza mentale come qualità migliore. Si tratta di quella caratteristica che viene fuori nei momenti più duri, ad un passo dalla “rottura” interiore, psicologica. Il guerriero Sonny viene fuori alla fine del 2017, l’anno più difficile della sua giovanissima carriera. Per otto mesi stenta a ripetersi sugli standard che parevano consolidati, e a ottobre ha perso più di 150 posizioni nel ranking, dalla 285 alla 440. Nome da segnare su taccuino è quello di Miomir Kecmanovic: in un F30 a settembre, il serbo vince il match di quarti, ma da lì stagione di Sonego cambia volta. La settimana dopo arriva il terzo successo in un torneo futures, prima di tornare ad Ortisei. Il capoluogo della Val Gardena è il posto del cuore di Sonego, la settimana è da sogno. Nel primo match rimonta al numero 2 del torneo, Norbert Gombos, e la domenica alza la coppa vincendo in totale dieci set consecutivi. La settimana seguente porta a casa altri quattro match, e in finale lo ferma solo Yannick Hanfmann.

Da lì, Sonego diventa quello che oggi possiamo ammirare. Un tennista che per diversi momenti di alcuni match può entrare nella bolla e colpire ad un’intensità incredibile, soprattutto col diritto, per diversi minuti costantemente vicino alle righe. Nel 2018 stecca le qualificazioni solo al Roland Garros, ma a Melbourne vittima delle sue bordate è l’allora numero 43 Atp Robin Haase. Al secondo turno lo batte solamente Richard Gasquet. La vendetta arriverà tre mesi dopo, con gli interessi, per conquistare il primo quarto di finale Atp, sulla terra di Budapest. Nonostante la sua potenza, infatti, la superficie in cui Sonego continua a sentirsi maggiormente a suo agio è proprio la terra. Una superficie su cui si muove meglio, potendo evitare alle volte anche di colpire col rovescio, che rimane il punto debole. Di dritto invece, quando è in fiducia, può far male a moltissimi giocatori, e poco importa dalla posizione in cui colpisce. Uno dei colpi migliori del suo repertorio è difatti il passante di dritto in corsa, che riesce ad ultimare alla grandissima grazie al passo finale, con cui ritrova l’equilibrio allargando la base d’appoggio in maniera perfetta. La Top-100 arriva nell’autunno del 2018, dopo lo strepitoso quinto set contro Gilles Muller allo Us Open e la vittoria nel Challenger di Genova.

Una crescita graduale ma costante, che lo porta fino al best ranking dell’anno successivo. Raggiunge i quarti a Marrakech e a Monte-Carlo dove batte il primo Top-20 della propria carriera, Karen Khachanov. Fino a luglio, quando ritrova Miomir Kecmanovic. Nel caldo torrido di Antalya, Sonego si gioca la prima finale Atp, avendo già rimontato nel torneo Prajnesh Gunneswaran e Adrian Mannarino. Sull’erba è solo il quinto torneo, ma quella turca è più erba battuta che un prato verde. Nel secondo set Kecmanovic sciupa tre match point e Sonny può finalmente imporsi, vince il tie-break e domina 6-1 il terzo. Prima vittoria in un torneo Atp, è il terzo italiano della storia a vincere sull’erba dopo Andreas Seppi e Matteo Berrettini, ed è ufficialmente in Top-50. È un lottatore fino al midollo, eppure è ancora giovane. Il suo tennis, il suo atteggiamento in campo, seguono ancora molto le sue sensazioni, con poche possibilità di uscirne velocemente. A rete non se la cava malissimo, ma, ricorda Gipo: “Appena non se la sente si tira indietro e torna un po’ troppo a remare“. Un qualcosa che può essere deleterio per lui, che alto 191 cm rimane molto esile, con soli 76 kg. Dopo un’ottima semifinale contro Dominic Thiem a Kitzbuhel, e la conferma del titolo a Genova, le debolezze si sono viste tutte. A settembre, a Metz, è arrivata l’ultima vittoria, poi undici sconfitte consecutive. L’ascesa ha attirato su di lui l’attenzione dei diretti avversari, che ora possono studiarlo e prepararsi al meglio. E in un baleno i difetti si ingigantiscono se non ci si fa trovare pronti. Se ne può uscire, se si adora la lotta, come Lorenzo Sonego, ma ci vuole tempo. Ci son voluti 3-4 mesi per rivedere nel giovane torinese la giusta predisposizione sul campo, il solito suo modo di relazionarsi con una giornata non brillantissima. L’unico modo per portare a casa il risultato o, indipendentemente da questo, non avere rimpianti. Perché ci si è svuotati, si è dato tutto ciò che si aveva. Prima delle due vittorie a Rio de Janeiro, Sonego aveva dato segnali molto positivi soprattutto all’Australian Open contro Nick Kyrgios. Una sconfitta in tre set, ma con due tie-break piuttosto tesi. In maniera sempre più convinta, sin dal finire del 2018, Gianpiero Arbino aveva segnalata il 2020 come “il suo anno”. La pandemia ha lasciato questo grande  interrogativo, ma Sonego ha tutte le potenzialità per riprendere la marcia con convinzione una volta che si tornerà alle competizioni. Non solo per il suo “Cuore Toro”, ma perché è un ragazzo solare e sensibile. Un ragazzo che lascia sempre l’impressione di rispettare sé stesso e i le regole dello sport a cui ha scelto di darsi. Tanti auguri da tutta la redazione di Tennis Circus, Lorenzo!

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