Jack Sock è l’Alcibiade di noi altri

Jack Sock è l’Alcibiade di noi altri

I vizi, la cultura della poligamia, l’amor di patria e il grande cuore accomunano lo statista ateniese col tennista che da lunedì sarà senza classifica.

di Jacopo Crivellari, @JacoCrivellari

Jack Sock mi ricorda Alcibiade. Credo che caratterialmente i due si somiglino abbastanza. Alcibiade non è il mio amico della partita del martedì, ma fu uno dei più grandi oratori e statisti di Atene, vissuto nella seconda metà del quinto secolo avanti Cristo. Fu decisivo durante la guerra del Peloponneso, ed oltre ad essere un uomo politico di alta caratura era anche un amante della bella vita. Era dedito ad ogni tipo di vizio, si legge tra le pagine delle Vite Parallele di Plutarco, assecondava ogni sua voglia o passione, era un appassionato cultore della poligamia e gioiva alla vista del buon cibo e del vino raffinto. Nonostante avesse cambiato bandiera molte volte durante la guerra già citata, in fondo al suo animo si sentiva un fiero ateniese. Per i suoi concittadini avrebbe voluto la miglior sorte possibile: si narra che a scuola, durante una lezione di musica, si rifutò di suonare il flauto. Quello “strumento infernale” impediva a lui e ai suoi compagni di fare ciò che agli ateniesi riusciva meglio: far valere le proprie ragioni con l’uso della parola. Alcibiade era amorevole verso il prossimo e, nonostante tutto, aveva un cuore grandissimo, gonfio di rispetto e generosità.

Sto scrivendo questo perchè, come ormai sanno anche i sassi, Jack Sock da lunedì sarà ufficialmente un unranked player, cioè un tennista senza classifica con zero punti Atp. Era davvero complicato immaginarsi un 2019 così disastroso per l’americano, visto che nel 2017 aveva vinto il Masters 1000 di Bercy e si era qualificato per le Atp Finals. Vero è che già l’anno passato aveva mostrato troppi bassi e pochissimi alti, ma almeno dieci partite su trentacinque le aveva vinte. Quest’anno, se non contiamo la Laver Cup, siamo a zero su otto.

Eppure Sock non ha mai smesso di far parlare di sè. E per i risultati negativi, e per la vita fuori dal campo. È stato assente da gennaio a luglio per una frattura al dito indice della mano destra: per alcuni giorni si pensò che se la fosse procurata andando sullo snowboard, ma poi il suo clan smentì, parlando di un normale infortunio di gioco. Tuttora il problema resta avvolto in una nuvola d’incertezza molto fitta.

Da pochi mesi Sock si è fidanzato con la seducente Laura Little, modella statunitense che, almeno lei, quest’anno un titolo l’ha vinto: è stata infatti eletta Miss North Carolina. Non sono poche, comunque, le voci provenienti dai vari Leporello che si susseguivano e che dipingevano Sock come il Don Giovanni del circuito. Tra gli altri, un flirt su cui v’è certezza è quello con Sloane Stephens; ce ne sarebbero (tanti) altri di cui (s)parlare, ma è bene che ora la vostra immaginazione faccia il proprio corso.

Sock non è mai stato un giocatore filiforme. Leggenda narra che nel 2010 mangiò per diciotto giorni consecutivi, a pranzo e a cena, un pasto composto da burritos, patatine e lemon soda. Saltando avanti di nove anni, poco più d’una settimana fa ha postato su Instagram una foto con davanti a sé e alla sua fidanzata una enorme coppa di gelato con fragole, biscotti, cioccolato, panna e altre calorie. Alcuni italiani, vista la foto e considerato il suo annus horribilis nel tennis, hanno pensato che si stesse per candidare in politica. (Si scherza, è ovvio).

Ad ogni modo, Sock, come Alcibiade, ha mostrato un cuore affettuoso in più d’un occasione. Cinque anni fa, durante la malattia (poi rientrata) del fratello Eric gli stette sempre vicino, volando da Melbourne agli Stati Uniti per assisterlo e interrompendo momentaneamente la carriera tennistica. “Da quel momento – ha spiegato Sock in un’intervista – ho capito che al mondo c’erano cose ben più importanti del tennis. E soprattutto che i problemi possono essere dietro l’angolo. Per questo ho deciso di continuare giocare in onore di mio fratello Eric.” In altre situazioni non ha perso occasione per mostrare il suo grande rispetto verso gli avversari.

E infine è molto fiero di essere americano, come lo statista lo era di esser greco. Quando gioca per la sua nazione lo pervade un sentimento patriottico che lo spinge a dare di più, ad andare oltre il limite. Non è un caso che l’unico match vinto quest’anno è stato in Laver Cup, quando con la sua squadra, gli Stati Uniti, trionfò contro Fognini.

E chissà che il sacro fuoco non gli si riaccenda proprio grazie alla sua America: è stato infatti convocato per le finali di Davis Cup (o quel che ne resta) di Madrid, in cui verosimilmente giocherà il doppio. Quella di metà novembre potrebbe essere l’ultima occasione in cui avrà gli occhi del mondo del tennis addosso. I maligni spereranno che la Davis sia per Sock la stessa cosa che fu la battaglia di Nozio per Alcibiade, in cui il condottiero perse rovinosamente, visto che nel girone F c’è anche l’Italia…

Io, sinceramente, spererei di no. O meglio, che magari perda in Davis ma che l’anno prossimo torni a giocare sul serio. Mancherebbe molto a me e al tennis. 

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