Kiki Bertens: “Giocavo per compiacere gli altri, ma non me stessa”

Kiki Bertens: “Giocavo per compiacere gli altri, ma non me stessa”

In una nuova intervista per la rivista olandese The Holland Herald, la recente campionessa del Mutua Madrid Open racconta come guardare le cose da un’altra prospettiva le abbia permesso di prefiggersi obiettivi più grandi e puntare sempre più in alto.

di Marco Tocci

Fino a un paio d’anni fa non era ancora riuscita ad esprimere al meglio le proprie potenzialità; oggi, invece, Kiki Bertens è n°4 del mondo e nella maggior parte dei tornei si rivela un’avversaria ostica da affrontare. Ma in che modo è riuscita in questo arco di tempo a ritagliarsi il proprio spazio tra le migliori giocatrici del mondo?

Intervistata da The Holland Herald, rivista ufficiale della compagnia aerea KLM, la tennista olandese racconta il proprio rapporto con il tennis, al giorno d’oggi nettamente più stabile: “Adesso so che anche quando non mi sento in forma, ci sarà comunque un giorno migliore” afferma infatti Kiki, che eccezion fatta per un malessere che l’ha costretta al ritiro a Parigi, ha disputato un’ottima stagione su terra (vittoria a Madrid e semifinale a Roma). “Ora guardo le delusioni da un’altra prospettiva: certo, odio ancora perdere, ma sono sempre felice, ed è questo ciò che conta“.

Per esempio, nonostante abbia ammesso nell’intervista che la sconfitta contro Maria Sakkari al Volvo Car Open è stata una grossa delusione, “non vi ho soffermato troppa attenzione. Piuttosto, quando succede preferisco concentrarmi sul torneo successivo“. Non è un caso infatti che poche settimane dopo sia arrivata la vittoria al Mutua Madrid Open.

La fine della stagione del 2017 ha rappresentato il turning point della Bertens, nonostante fosse solamente nella top 35 e la vittoria alle WTA Finals in doppio.

Ogni sessione di allenamento, ogni match erano uno sforzo immenso“, dichiara la giocatrice olandese tornando indietro a quel momento: “Fu in quel momento che iniziai a pormi delle domande piuttosto insidiose: cosa voglio dalla mia carriera? Per quanto ancora riuscirò a tener duro? Ero abituata a fare le cose per compiacere gli altri ma non me stessa, perciò è stato un bene per me scavare nel profondo del mio animo“.

Lo yoga si rivelò essere la chiave per migliorare sia la tenuta mentale che la salute fisica:  “Lo yoga mi ha aiutato sia mentalmente che fisicamente; il tennis rende i tuoi muscoli forti ma rigidi, mentre lo yoga ti rende più flessibile“.

Oltre allo sport, anche l’alimentazione ha giocato un ruolo fondamentale: “Tendo ad ingrassare facilmente, perciò devo stare molto attenta a ciò che mangio. Pochissimi zuccheri e carboidrati quando non mi alleno, mentre quando ceno fuori solo pesce e verdure“.

Kiki ha quindi cercato di migliorarsi in tutti i modi e, in effetti, i risultati sono arrivati, portandola al best-ranking: “Adesso, se sto in forma sento di poter battere chiunque; allo stesso modo, se non lo sono chiunque può sconfiggermi: d’altronde ogni giocatrice nella top 100 è affamata di vittoria, per cui il fattore competitivo è sempre all’estremo. Cerco di fare del mio meglio in ogni match, è tutto ciò che posso fare“.

Avrei potuto ritirarmi alla fine del 2017 senza provare vergogna: raggiungere la top 30 è comunque una grande soddisfazione; ma sentivo di non aver raggiunto ancora il mio potenziale. Addirittura adesso potrei diventare numero 1“.

Conclude: “Per come mi sento adesso, e l’attuale livello di competizione chissà, tutto è possibile. L’importante è che ami ancora il gioco. E quando sono sul campo e funziona tutto, è pura magia“.

 

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