Tennis: una roba da ricchi

Tennis: una roba da ricchi

Il tema dei compensi economici per i tennisti è da sempre questione d’interesse sia tra opinionisti e addetti ai lavori, sia tra i tennisti stessi. Spesso di è discusso della questione “di genere” o meglio della disparità di compensi tra uomini e donne come se appartenessero a due emisferi diversi nonostante quasi tutti i maggiori tornei si giochino in contemporanea.

di Alessandro Zecchini

Nei giorni scorsi, al termine del torneo di Dubai, a tornare sul tema compensi è stato Darren Cahill, allenatore di Simona Halep, attuale numero due del Ranking WTA. Cahill ha toccato un tasto ancor più interessante, puntando il dito non tanto sulla disparità di trattamento tra uomini e donne, ma piuttosto sull’attuale sistema di distribuzione del denaro nei tornei.
In un torneo ATP (l’esempio era riferito a torneo di Dubai) un tennista che esce ai quarti di finale percepisce un montepremi di 76.000 dollari, un semifinalista 143.000 (quasi il doppio per un turno in più). Nel torneo femminile le differenze per ogni avanzamento nel tabellone sono ancora più marcate.

Simona Halep-Darren Cahill

Cahill ha sottolineato come i montepremi dei tornei siano distribuiti male nei vari turni e che, e questo è il nodo della questione, ciò non aiuti la crescita del movimento tennistico ma contribuisca solo ad aumentare il divario economico tra i primi e gli altri. “I tornei hanno questa distribuzione percentuale del montepremi che dà troppi soldi a chi arriva in fondo e troppo pochi a chi esce nei primi turni-ha twittato il coach della tennista rumena-è necessario un cambiamento poiché questa distanza in denaro non fa bene alla crescita di questo sport”.
In effetti il vincitore del torneo di Dubai ha incassato quasi 700.000 dollari contro i 17.000 del perdente al primo turno. Una differenza importante se si pensa che per arrivare in fondo occorre vincere “solo” cinque incontri.

Negli Slam la ripartizione percentuale è un po’ diversa (l’aumento del premio in denaro è di 1,8 volte per ogni turno superato) ma il vincitore riceve un assegno comunque esagerato rispetto agli altri. I perdenti del primo turno nell’ultimo Australian Open hanno ottenuto 90.000 dollari, il vincitore 4,1 milioni di dollari (circa 45 volte il valore del primo turno per sette partite vinte).
Anche i tennisti migliori, tra cui Djokovic e Federer, hanno più volte espresso le proprie perplessità sulla ripartizione dei montepremi dei tornei per i diversi turni, nonostante il bonifico per il vincitore sia finito spessissimo nei propri conti correnti.

Serbia’s Novak Djokovic (L) poses with the winner’s trophy and Switzerland’s Roger Federer (R) holds the runners up plate during the presentation after the men’s singles final on day thirteen of the 2019 Wimbledon Championships at The All England Lawn Tennis Club in Wimbledon, southwest London, on July 14, 2019. (Photo by Ben STANSALL / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE

Altri tennisti come Pospisil e Nicole Gibbs hanno approvato il tweet di Cahill e altri ancora come Bruno Soares hanno dichiarato di aver combattuto con l’ATP per molti anni per risolvere questo problema, senza successo.

La verità è che nel tennis attuale che è nell’immaginario collettivo uno sport “ricco” (e lo è) solo i primi 100-150 giocatori della classifica mondiale possono vivere di solo tennis. Mano a mano che si scende in classifica vi sono tanti tennisti che più che giocare “investono” in questo sport con la speranza un giorno di fare il salto di qualità e di riuscire a vivere bene con esso.
Per come stanno le cose adesso e senza alcuna soluzione in vista, la stragrande maggioranza dei tennisti continuerà a partecipare a tornei minori ricavando (forse) una cifra che basterà a malapena a coprire le spese sostenute per partecipare.

Inoltre, poiché non tutti hanno un padre alla Mike Agassi, le barriere economiche che i giovani e le loro famiglie incontrano nel passaggio da amatori a professionisti sono ancora insormontabili e spingono molti ad abbandonare questo sport in favore di altri dove è sicuramente “più facile” imporsi anche se si è di origini umili.

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