La caduta della cometa Cecchinato

La caduta della cometa Cecchinato

Dopo quasi due anni uscirà dai top 100. La speranza è di ritrovarlo quanto prima ad alti livelli, ma il tremendo trend negativo lascia poche speranze.

di Edoardo Iuretich, @Edo_the_real

Ci eravamo tanto illusi in quella primavera-inizio estate del 2018. Il tennis italiano, non si sa bene da dove, aveva trovato finalmente il suo campione. All’improvviso un giocatore che arriva in semifinale di un torneo dello Slam, 41 anni dopo Barazzutti allo Us Open. Un giocatore di 25 anni fino a lì conosciuto solo per una torbida vicenda legata alle scommesse che improvvisamente diventa campione. Telegiornali e stampa che finalmente dedicano spazio al tennis per esaltare le imprese di uno dei nostri.

Sì perchè Marco Cecchinato gioca un Roland Garros da fenomeno, ma forse potremmo dire da campione. Dopo aver vinto al primo turno una maratona recuperando da due set sotto a Marius Copil, Marco infila Trungelliti per 3 a 0 e poi , Carreno Busta (allora numero 11), David Goffin (allora numero 9) e Novak Djokovic. Un Djokovic sulla via della totale guarigione dalla crisi che lo colpì nel biennio precedente. Il tutto giocando un tennis spettacolare e totale . In semifinale Thiem fermò la cavalcata di Cecchinato non senza difficoltà 75 76 64 con un secondo set molto spettacolare concluso con un tiebreak finito 12a 10, l’austriaco annullò anche dei set point.

Insomma non fu una semifinale trovata per caso con un tabellone favorevole come a volta capita negli Slam, ma fu una semifinale raggiunta facendo a spallate coi più forti e sciorinando un tennis eccezzionale.

Dove sia finito quel giocatore nessuno lo sa, forse è lo stesso Cecchinato il primo a chiederselo. Sparito come una cometa in un cielo d’agosto. Un paio di lampi nel buio sulla scia di questa cavalcata ; la vittoria ad Umago nell’estate 2018 e Buenos Aires ad inizio 2019 Poi basta. Il buio più totale. Una sfilza impressionante di sconfitte ed uscite al primo turno : nel 2019 ben 19 uscite al primo turno nei 26 tornei giocati del circuito maggiore. Appena 12 vittorie complessive(di cui 7 ottenute tra gennaio e febbraio) a fronte di 25 sconfitte. In questo 2020 pure peggio. Cinque tornei giocati, una sola vittoria al tiebreak del terzo contro l’acciaccato Leonardo Mayer ad Auckland. Nel mezzo una finale raggiunta al challenger di Punta d’este , quel circuito inferiore che d’ora in avanti dovrà diventare un’abitudine.

epa06787310 Marco Cecchinato of Italy reacts as he plays Novak Djokovic of Serbia during their menâs quarter final match during the French Open tennis tournament at Roland Garros in Paris, France, 05 June 2018. EPA/YOAN VALAT

Nei tornei dello Slam solo sconfitte. Il bilancio in carriera parla di 5 vittorie e 12 sconfitte nei major. Tradotto, togliendo la semifinale del Roland Garros, sono 11 uscite al primo turno senza mai vincere un match. Un vero e proprio mistero.

Ci sono stati in pasato casi simili a quello di Marco Cecchinato, giocatori che si riscoprono fenomeni in un torneo dello Slam e poi spariscono nell’anonimato più totale. Il caso più recente e simile è quello dell’olandese Martin Verkerk al Roland Garros 2003 che improvvisamente gioca un torneo da campionissimo arrivando in finale(battendo Moya e Coria e perdendo da Ferrero in finale). Pure lui scomparso dai radar subito, una vera e propria meteora come rischia di essere Marco.

Quale sia il vero Cecchinato è difficile da capire. Non sarà un top 10 come fatto vedere in quelle due settimane parigine, ma non è neanche quel giocatore che non riesce a vincere un match contro praticamente nessuno. Si è molto discusso sul fatto che quelle due settimane siano irripetibili. Probabilmente è vero. Due settimane dove le congiunzioni astrali sono dalla tua parte e ti riesce tutto stile Totò Schillaci ad Italia 90. Ma va detto che il siciliano ha vinto ben 3 tornei tra la primavera del 2018 e l’inizio del 2019: Budapest, Umago e Buenos Aires. Battuti Millman, Pella e Schwartzmann nelle rispettive tre finali. Tre giocatori di buonissimo livello che si battono solo giocando un tennis di alto livello.

Lunedì 17 febbraio Marco Cecchinato uscirà dalla top 100, dovrebbe stabilirsi al numero 110. Uscire dai 100 significa non entrare più nei tabellone degli Slam, ma giocarsi l’accesso alle qualificazioni. Significa non entrare più in praticamente nessun torneo ATP. Significa ripartire dai challenger.

Non ancora però. Grazie all’entry list che chiudono 6 settimane prima Marco prenderà parte direttamente nel tabellone all’Atp 500 di Rio de Janeiro della prossima settimana, al torneo 250 di Santiago e quasi certamente (è il secondo escluso)al master 1000 di Indian Wells.  Tre tornei dove lo sfiduciato Cecchinato cercherà di ottenere qualche punto per rientrare rapidamente nei 100.

Non sarà facile. Il Palermitano nell’ultimo anno sta giocando veramente male. Falloso, a volte arrendevole e soprattutto molto nervoso in campo. Quel nervosismo che l’ex coach Simone Vagnozzi,l’artefice del miracolo Cecchinato, aveva saputo tradurre in carica positiva, ma che nell’ultimo anno sembra solo un nervosismo controproducente. Il nuovo allenatore Uros Vico qualche mese fa sosteneva che il problema è solo la fiducia:

La fiducia nel tennis è fondamentale, e al momento è quella che gli manca. Si allena bene, non ha certo perso i colpi. Ma in campo non riesce ad esprimersi ai suoi livelli”.

 

Speriamo sia vero, nel caso basterebbero alcune vittorie a far tornare questa benedetta fiducia. Purtroppo l’impressione è che ci siano anche problemi tecnici che nel periodo di massimo fulgore erano ben nascosti, ma ora sono tornati fuori prepotentemente : il dritto va spesso fuori giri e porta Marco a commettere molti errori. Il servizio che era diventato un colpo molto incisivo ultimamente ha perso molta efficacia. Poi ci sarebbe il rovescio che ad inizio carriera era un colpo che non camminava proprio, ma che grazie al lavoro svolto con Simone Vagnozzi era diventato un arma di distruzione. Ora sembra tornato quello di inizio carriera.

Insomma sicuramente la fiducia è alla base di tutto, ma ritenerlo solo un problema di fiducia sembra essere un po’ superficiale. L’impressione è che bisogna ricostruire il tutto pure tecnicamente.

Il tempo c’è, Cecchinato ha soltanto 27 anni. Ora serve pazienza e tranquillità. I riflettori del tennis italiano ora sono puntati da altre parti. I punti da difendere sono pochissimi. Insomma le possibilità di tornare ad una classifica più consona alle sue qualità ci sono eccome.

Non ci resta che aspettare.

 

 

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