La nostalgia delle grandi azzurre che furono: Schiavone, Pennetta e Vinci

La nostalgia delle grandi azzurre che furono: Schiavone, Pennetta e Vinci

Avvolti dall’atmosfera natalizia, non possiamo che ricordare l’era recente, forse irripetibile, delle grandi azzurre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Flavia Pennetta: le loro imprese sono ancora vivide nella nostra memoria. Di Prudence.

di Redazione Tennis Circus

Tra le mille luci di Natale, colorate e scintillanti, ecco emergere dal più timido e sottile cassetto dei ricordi una nostalgia. Impercettibile e fugace; tuttavia tale da non concedere anche al più superficiale dei tennisti di rimanere sul serio concentrato. Neppure al cambio campo. Neppure durante un Challenger. Immagine quasi d’altri tempi; come una suggestione di un’istantanea color seppia. Fotografia che vira dall’eccessivo colore fluo dei succinti completini da tennis contemporanei al più emotivo e discreto quasi non colore. Tre donne; tre atlete diverse tra loro, ma legate da un filo rosa lieve e tenace allo stesso tempo. Tenniste… Con il nastro rosa senza bisogno di quote a tutela e troppe paillettes. Ecco quindi un quasi non ritratto di un tennis che sembra d’altri tempi; eppure parliamo di pochissimi anni fa, forse addirittura mesi. In un languido battito di ciglia; già oggi sembra tutto diverso e lontano.

Francesca Schiavone. Ne avete letto pochi giorni or sono. Sconfitta di neoplasia, alla faccia del terzo set senza appello e tie break. Capelli da maschiaccio in realtà zazzera post-chemio. Vincitrice di uno Slam: una passeggiata in confronto alla maratona delle cure, degli integratori anti-emetici e del destino in agguato. Anche nel rettangolo rosso. 7 mesi di silenzio, 7 vite come gatti. Ricordi di un tennis pulito; faticoso ed essenziale. Spesso con una t-shirt e scarpe maschili; alcun vezzo se non quello di non aver bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Sfrontatezza del genere.

Vinti 8 Titoli dei Tornei WTA in singolare e 7 in doppio; battendo i nomi più blasonati del tennis mondiale declinato in gonnellina. Serena Williams, Caroline Wozniacki ed Jelena Jankovic tra queste, tutte ex n. 1 del mondo. Il nostro frammento di ricordo vede raggiungere “solo” la posizione n. 4 nel Ranking; nel lontano, si fa per dire, gennaio 2011. Oggi, felicemente guarita dopo il recente ritiro, progetta e parla di gioia e costruzione. Come tutte le donne ripartirà e vivrà salvando altri sogni, puerili ed indispensabili fantasie ed acerbe promesse.

Flavia Pennetta. Abbandoniamo, in preda delle emozioni, ciò che in oggi contraddistingue l’attuale signora Fognini. Ciò che qui interessa ed affascina è l’atleta; la tenacia e la forza di battere il paradosso. Uno Slam in terra Usa vinto contro l’amica di sempre. Sfida epica tutta italiana per la gloria in rosa; avrebbe potuto giocarsi ovunque. Anche, e soprattutto, in Puglia. Due donne amiche, in equilibrio tra dovere e competizione. Lealtà e voglia di successo; antagoniste loro malgrado per la bizzarria di un tabellone del diabolico gioco. Fino alla fine, fino in fondo. Conoscenza empatica tale da azzerare difese e strategie di schema. Ritiro dopo aver vinto uno Slam nel 2015. Se per amore, desiderio di maternità, stanchezza o voglia di girare in tacco 12 poco importa.

Vinti 11 Tornei WTA in singolare e dopo aver “racimolato” un fantastico Prize money il resto è un dettaglio; una piccola sfuocatura dell’immagine in color seppia. Sicuramente si sarà regalata qualche paio di Louboutin; suola rossa come il campo in terra. Cuore e sangue; i colori e gli umori delle donne. Ora anche commentatrice di Sky Sport dovrebbe proprio in questi giorni diventare di nuovo mamma. Altro viaggio nell’universo emozionale della maternità; che il tennis spesso esclude e preclude. Sembra esservi regola primordiale ed istintiva, seppur non scritta, tra ruoli; anche solo il pensiero di un figlio distrae e annebbia cuore e mente. Mentre rincorri la pallina gialla infernale, in realtà ,il tuo essere è altrove; chissà dove, ma non più solo lì. Serena Williams docet.

Roberta Vinci. Terzo personaggio della nostra istantanea strenna natalizia. Poliedrica e tenace: unica atleta italiana che dice la sua su qualsiasi superficie di campo da tennis. Ha vinto almeno un Torneo in tutte le condizioni: cemento, erba, terra ed indoor. Posizione di Ranking 7 al mondo nel 2016; apparentemente, per il fluido tragitto della memoria tennistica, quasi un secolo fa. Donna garbata, intelligente; a modo suo carismatica senza sembrare di volerlo essere. Gioco in back ad ogni costo, campo trafitto dalle traiettorie in sbieco. Veloce, elegante ed efficace. Tagliente come una lama messa male; effetto imprendibile sul dardo giallo fluo che schizza via a pochi centimetri dal suolo. Senza che neppure te ne sia accorta, immaginaria avversaria, i set scivolano via come per magia. Il ritiro è recente; e non sembrano sul serio altre immagini altrettanto femminili e così discrete poter rimpiazzare i suoi occhi con vista sull’ improbabile e cinico Circuito WTA. Quattro volte vincitrice di Fed Cup; memorabile parolaccia nella semifinale contro Serena Williams prima dell’ultimo atto tutto italiano con Flavia Pennetta nel Paese a Stelle e Strisce… che dire. Dolcezza e grinta; altro scorcio al femminile oggi quasi arcaico. Riservatezza nell’attesa di invecchiare; altro modo di declinare il gentil sesso senza diventare uno stereotipo.

Chiudiamo con un sorriso sul futuro. Oggi tutto è lampo e velocità: azzardo e social. Effetto mediatico e merchandising. Sponsor ed immagine. Poco umiltà, talvolta. Mi si lasci contemplare ancora un poco l’immaginario ed antico color seppia prima di ritornare ad un ritmo senza alcuna pietà; soprattutto nel rettangolo rosa delle precoci e procaci promesse del tennis italiano.

Di Prudence

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