Il talento ritrovato di Alexander Bublik
Alexander Bublik è tutto fuorché un tennista ordinario. Un anno fa sembrava sull’orlo del ritiro, oggi è l’unico — insieme a Carlos Alcaraz — ad aver battuto Jannik Sinner nel 2025. E lo ha fatto sull’erba di Halle, portando a casa un titolo importante e candidandosi a mina vagante del torneo di Wimbledon. A 28 anni, il kazako sembra aver finalmente trovato quell’equilibrio tra talento e maturità che per anni gli è sfuggito.
In un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, Bublik ha raccontato con la sua solita ironia e disincanto i segreti del suo successo, la sua nuova consapevolezza e il rapporto speciale con l’Italia.
Come si batte Jannik Sinner? Parla Bublik
“Con il servizio e la testa”, ha spiegato Bublik, analizzando la sua vittoria contro il numero uno del mondo. “Per battere Jannik servono queste due componenti, visto che in risposta e dal punto di vista mentale è il migliore in assoluto”. Secondo il kazako, la finale del Roland Garros persa da Sinner contro Alcaraz ha lasciato qualche segno, anche se “mi è sembrato molto maturo nel gestire una sconfitta così”. Un elogio che dice molto sul rispetto che Bublik nutre per l’azzurro, considerato “impressionante per la sua costanza”.
Anche Sinner ha riconosciuto il valore dell’impresa dell’avversario: “Sulle palle break non ho visto palla”, ha commentato dopo la sconfitta. Un dato che ha contribuito al terremoto nel team dell’altoatesino, culminato con la separazione da Panichi e Badio.
Un uomo nuovo: padre, serio, ma sempre fuori dagli schemi
Dietro il suo spirito eccentrico — tra servizi da sotto e battute sarcastiche — oggi si nasconde un atleta più maturo e consapevole. “No, non volevo smettere. Solo prendermi una pausa. Ma mi hanno frainteso”, ha chiarito Bublik, riferendosi ai momenti difficili vissuti dopo Wimbledon dello scorso anno.
Diventato padre tre anni fa, ha trovato nuove motivazioni: “La paternità ha solo aumentato la mia voglia di stare a casa… ma sì, mi ha dato più felicità”. E se prima era noto più per le racchette spaccate che per i trofei, ora Alexander ha imparato a convivere con l’attenzione mediatica: “Fa parte del mio lavoro. I bambini mi guardano, e so che alcuni, purtroppo per loro, vorrebbero essere come me… Quindi cerco di dare il buon esempio”.
L’Italia nel cuore (e nel piatto)
L’amore per l’Italia è dichiarato. “Abbiamo uno chef italiano a casa, ieri ha cucinato una lasagna senza pasta, solo con melanzane, formaggio e pomodoro. Come si chiama? Parmigiana! Buonissima”, ha raccontato con entusiasmo. Non è solo una questione di cibo: Bublik ha confessato di aver considerato l’idea di comprare casa in Italia, magari “vicino a Montecarlo, dalle parti di Torino”. E sul futuro fuori dal tennis? “In un vigneto in Toscana, a bere vino e olio, o in un vecchio bar di Torino a prendere un caffè corretto. Con la grappa, non la sambuca”, precisa con un sorriso.
Tra sogni, realismo e nuove ambizioni
Bublik non si illude: “Non direi mai che sono il migliore al mondo e solleverò il trofeo”. Ma la fiducia nei suoi mezzi è cresciuta. Ha vinto ad Halle, è arrivato ai quarti al Roland Garros, e ora affronta Wimbledon con una miscela di leggerezza e determinazione. “Mi alleno ogni giorno, spesso due volte. Scrivetelo, perché i ragazzini pensano basti starsene al pub. Ma servono sacrifici, anche solo per giocare le qualificazioni”.
Alexander Bublik non è più solo il talento imprevedibile: è un professionista consapevole, un padre felice, un uomo che sogna la normalità — ma solo dopo aver lasciato il segno nel tennis.


