Un Djokovic umano, ma ancora letale
Novak Djokovic ha raggiunto i quarti di finale a Wimbledon per la sedicesima volta in carriera, ma questa volta non è stato tutto rose e fiori. La vittoria contro Alex De Miñaur ha messo in evidenza un Nole diverso, meno dominante ma sempre capace di trovare la via per uscire dai momenti più critici. Il serbo ha perso nettamente il primo set e ha dovuto lottare contro condizioni atmosferiche difficili, in particolare un vento fastidioso che ha compromesso il suo servizio: “Ho iniziato con due doppi falli, ho perso subito il servizio. Non mi sentivo bene, lui ha saputo mettermi sotto pressione esponendo le mie debolezze”.
Eppure, come spesso accade con i campioni veri, Djokovic ha trovato le energie mentali per ribaltare la partita: “All’inizio del quarto set ero più vicino a giocare un quinto che a chiuderla, ma negli ultimi tre game ho perso solo un punto. Sono entrato in modalità blocco mentale”.
I complimenti all’avversario e un nuovo talento da affrontare
Il campione serbo non ha lesinato elogi al suo avversario: “De Miñaur è uno dei più difficili da affrontare con queste condizioni. È velocissimo, intelligente tatticamente, soprattutto sull’erba”. Ma ora l’attenzione si sposta su un altro giovane, l’azzurro Flavio Cobolli, che Djokovic affronterà nei quarti.
Djokovic lo conosce bene, lo stima e non lo sottovaluta: “È un ragazzo di grande talento. Ci alleniamo insieme quando possiamo e dopo il match ci siamo abbracciati. Ha battuto giocatori come Cilic e altri specialisti dell’erba, è stato sorprendente. È un grande combattente”. Anche con un pizzico di ironia, il serbo ha scherzato su una possibile consulenza da parte del figlio per preparare il match: “Farò una chiacchierata con mio figlio e vedrò cosa ha notato nella partita di Cobolli”.
Occhio di falco, Roger Federer e… umiltà
A margine della conferenza stampa, Djokovic ha anche toccato temi più leggeri e curiosi. Ha commentato la presenza di Roger Federer nel Royal Box: “È stato bello averlo lì. Ci siamo salutati brevemente, si è congratulato con me. È sempre speciale quando è sugli spalti. Sono felice di aver spezzato la maledizione e di aver vinto davanti a lui”, ha detto con un sorriso.
Sul nuovo sistema tecnologico dell’occhio di falco, Djokovic ha mostrato fiducia, pur riconoscendo i suoi limiti: “Penso sia più accurato dei giudici di linea, ma ovviamente possono esserci guasti, come successo nel match della Pavlyuchenkova”.
Infine, ha voluto smorzare le aspettative su di sé, nonostante l’ex coach Goran Ivanisevic lo consideri il favorito per la vittoria finale: “Voglio bene a Goran, ma non credo di essere il favorito contro Sinner e Alcaraz in questo momento. Penso che siano loro i veri favoriti. Ma forse ho le mie migliori chance proprio qui, sull’erba. I miei risultati lo dimostrano. Mi sento fiducioso e motivato per arrivare fino in fondo”.
L’eterno Nole non smette di crederci
A 37 anni, Novak Djokovic continua a sfidare il tempo con la consapevolezza che ogni Slam potrebbe essere l’ultimo, ma anche con la forza mentale di chi sa ancora vincere le battaglie più difficili. Wimbledon resta il suo giardino preferito, e anche se quest’anno le insidie si moltiplicano, il fuoco dentro Nole brucia più che mai.
L’avversario ora è Flavio Cobolli, la sorpresa italiana del torneo. Ma l’attenzione, come sempre, è tutta sul serbo, che sa benissimo cosa serve per alzare ancora una volta il trofeo: “Devo iniziare meglio le partite. Se voglio avere possibilità contro questi ragazzi, serve un altro livello”. Il messaggio è chiaro. Djokovic non si sente favorito, ma è pronto a prendersi tutto.


