Il Pagellone ATP degli Australian Open 2014

Il Pagellone ATP degli Australian Open 2014

Se per la classifica generale servono esclusivamente calcoli matematici, per dare un po’ più spazio alle nostre riflessioni non possiamo fare altro che metterci a tirare le fila del torneo appena concluso, con le sue certezze e le sue, sicuramente non poche, sorprese.

Cala il sipario sul primo torneo Slam dell’anno.

Con la vittoria a sorpresa dello “svizzero di ferro” Stanislas Wawrinka sull’acciaccato Nadal, si va a delineare un profilo tutto nuovo per quanto riguarda la classifica ATP, con lo stesso Wawrinka che si piazza in terza posizione dopo l’ottimo risultato ottenuto alla Rod Laver Arena. Contemporaneamente il più temuto ed il più agognato, puntuale arriva il pagellone finale, che vede protagonisti coloro i quali sono stati in grado di raggiungere gli ottavi di finale. Salutiamo degnamente i campi di Melbourne con questa rassegna, aspettando con ansia i vostri commenti e le vostre personalissime considerazioni

Stanislas Wawrinka: Voto 8
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Stan the man non fa prigionieri! Liquida Tommy Robredo e nei round successivi si vendica di Djokovic (aveva perso 12-10 al quinto lo scorso anno) e supera Berdych sfoderando un tennis da campione vero. In finale approfitta di un Nadal in condizioni critiche e dimostra di avere “testa” oltre che cuore e polso. Se non altro la Svizzera di Severin Luthi ha avuto la sua rivincita, con tanto di interessi.

Rafael Nadal: Voto 7
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Si porta avanti dribblando le varie insidie che gli presenta il tabellone, sconfiggendo Monfils, Nishikori, Dimitrov e Federer, tutti in gran forma ed in fiducia. La sua corsa verso i 13 Slam di Sampras si fa dura visto il suo infortunio alla mano sinistra, e si arresta definitivamente con l’infortunio alla schiena subito in finale. Sarà per la prossima, ma di certo Rafa non ha nulla da recriminarsi.

Tomas Berdych: Voto 7-
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Il gigante ceco, in attesa di una probabile, o quantomeno possibile consacrazione, si è spinto sino in semifinale, e durante tutto il torneo ha espresso un buon tennis che lo avvicina ai top, anche se ancora non sembrano a portata di tiro. La sua occasione l’ha avuta in semi proprio contro Wawrinka, avversario tutt’altro che imbattibile anche se in stato di grazia. Se l’è giocata. Ha perso. Aspetteremo pazientemente.

Roger Federer: Voto 7
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Il voto è relativo a “questo” Federer, che magari alla sua veneranda età non è più quel “Maestro” schiacciasassi di un tempo. Il tempo passa per tutti.

Va dato comunque il giusto plauso a Roger, che dopo un 2013 in caduta libera, si è ripreso sorprendendo tutti o quasi, dando grande prova di orgoglio e di lucidità mentale, oltre che di una evidente ripresa fisica.

Avanti, nonostante tutto.

Grigor Dimitrov: Voto 7+
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Il suo obiettivo primario, ancor prima di macinare punti ATP, è quello di trovare un’identità, di scrollarsi di dosso l’appellativo di “Federer replica” e di trovare definitivamente quello che gli serve per fare il salto di qualità, l’ultimo ed il più importante. Batte l’ostico Raonic e dalla casella di Del Potro vede emergere al suo posto un improbabile Bautista-Agut: Grisha sfrutta l’occasione e si presenta alla sfida con Nadal con tutte le carte in regola. Esce sconfitto, ma convinto dei suoi mezzi, e di un futuro che può vederlo davvero come uno dei protagonisti. L’obiettivo è raggiunto.

Andy Murray: Voto 6,5
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Ogni giorno per lui era una mezza pacchia: Soeda, Millot, Robert, intervallati da uno spento Feliciano Lopez. Tutto facile fino al muro Federer. Mezzo voto in più rispetto alla sufficienza d’ufficio vista l’operazione di fine 2013 che lo ha costretto a presentarsi ancora in convalescenza. Tornerà in alto, non ci piove.

David Ferrer: Voto 5
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Gonzalez, Mannarino, Chardy… Decisamente troppo poco per uno come lui. E’ arrivato scarico al primo impegno della stagione, e viene da pensare che si stia avvicinando il canto del cigno. Sta a lui dimostrarci il contrario, e probabilmente lo farà a breve. Di certo non lo ha fatto a Melbourne.

Novak Djokovic: Voto 5
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Quando Nole si è arreso ad un Wawrinka supersonico, ci è venuto spontaneo di imitare “l’Urlo” di Munch. Tabellone che più clemente non poteva essere, con 3-0 che piovevano copiosi, e ti spegni sul più bello? Opera incompiuta da parte di uno che non può permetterselo, con il numero 2 stampato sul petto che neanche fosse una maratona.

Se si punta in alto, e in alto ci si arriva, grandi sono gli elogi, e grandi sono le critiche. Poteva essere il primo passo di una nuova rincorsa al numero 1. Beh, quel passo l’ha fatto Nadal.

Kei Nishikori: Voto 7
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Per il nipponico da battaglia gli AusOpen sono stati comunque positivi, con una classifica che lo vede saldamente entro i primi 20. Se soffre, insieme al caldo infernale, il padroncino di casa Matosevic, si dimostra solidissimo su Lajovic e Young. Che perda in 3 set con Nadal non fa notizia, ma tutte e tre le partite lo spagnolo se le è dovute andare a prendere con 7 games. Esce a testa alta, cosciente che di più non avrebbe potuto proprio fare.

Roberto Bautista-Agut: Voto 8
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Indovina chi viene a cena? Lo strano caso del sorprendente outsider, non presente nell’elenco dei giovinotti in rampa di lancio, che parte dal campetto lontano lontano e si porta sui centrali, capace di sconfiggere in un incontro tutto botte e nervi, uno dei più attesi alla vigilia, uno che risponde al nome di Juan Martin Del Potro. Dopo l’argentino, per non dimostrarsi meteora, lascia 7 games a Benoit Paire, dovendo poi cedere in 4 ad un superbo Dimitrov. Lui lo sa. Il suo torneo non l’ha perso affatto.

Stephane Robert: Voto 6/8
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Già, perché i voti sono due: il 6 è quello delle qualificazioni, dove arriva in finale e perde con Berrer. Al momento di lasciare definitivamente il torneo, viene messo in tabellone come Lucky Looser, e da lì inizia la sua settimana delle meraviglie, quella da 8 in pagella, per intendersi.

Deve arrendersi solo a Murray, in 4 set, ma l’eliminazione al 4′ turno, per un numero 119 del mondo, ha un sapore tutt’altro che amaro. Bravò.

Jo-Wilfried Tsonga: Voto 5,5
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Volandri, Bellucci e Simon. Niente di speciale, davvero. Quando il gioco si fa duro, anche se contro un Federer ritrovato, le contromisure devono essere più efficaci, soprattutto se aspiri a restare a lungo nella Top 10. Caro Jo, non ci sei piaciuto. In questo torneo sei stato un giocatore da 6. Per questo, per te un 5,5. Potevi almeno provarci.

Kevin Anderson: Voto 6,5
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Soffre con Vesely e Roger-Vasselin, un po’ meno con Thiem, ma è sotto gli occhi di tutti che, alla vigilia, queste fossero tutte e tre sfide molto complicate, tutte con giocatori al 100% o quasi. Quando Berdych alza l’asticella le speranze sono poche, e alla fine la sua avventura termina senza dare troppi grattacapi al suo ultimo avversario. Da non sottovalutare.

Florian Mayer: Voto 6+
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Con l’americano Kudla è una passeggiata, e la vera impresa è quella contro Youzhny al secondo turno, partita che ricorda più una maratona che un incontro di fioretto. Janowicz è un bersaglio facile con un piede quasi rotto, e alla fine è sempre la solita Testa di Serie (Ferrer N.3) a spezzare i sogni dei nostri peones alla ribalta. 4′ turno comunque, non ce lo scordiamo. E poi dicono che il duro lavoro non paga.

Tommy Robredo: Voto 7
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Riprende per i capelli una partita quasi persa con Rosol (il ceco ha avuto addirittura 4 match points), elimina Benneteau e si guadagna il quarto turno battendo anche, udite udite, nientemeno che Richard Gasquet. Tanti big non sono stati costretti a fare tutta questa fatica per andarsi a giocare tutto al rush finale. Lo spagnolo si è portato avanti con coraggio e bravura. Inutile dirvi cosa si è trovato davanti. Vi basti sapere che è svizzero e oggi ha alzato una coppa. Forse anche Tommy sarà più contento a sapere contro chi a perso.

Fabio Fognini: Voto 6,5
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Superato agilmente Bogomolov, ritirato dopo due set, Fognini se la gioca contro Nieminen avendo poi la meglio, e schianta in 3 set anche il cannoniere Querrey, dimostrando solidità in risposta e buone risposte psico-fisiche. Per farla breve: 4′ turno, Djokovic, 5 games fatti. Il salto di qualità sembra davvero lontano. Il suo, il buon Fabio, l’ha comunque fatto.

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