Wta Roland Garros: le pagelle del torneo

Wta Roland Garros: le pagelle del torneo

Uno degli Slam più sorprendenti degli ultimi tempi è culminato con la vittoria più o meno inaspettata dell’australiana Ashleigh Barty, da oggi numero 2 del mondo. Non sono mancate le sorprese così come le delusioni nel torneo che rappresenta virtualmente la bandierina di metà percorso nella stagione.

di Marco Bonavoglia

Non ci sono dubbi sul fatto che questa edizione del Roland Garros verrà ricordata come una delle più imprevedibili e impronosticabili, con appena due top 10 giunte alla seconda settimana, due ragazze del 2001 arrivate agli ottavi, le semifinali giocate tra quattro tenniste che mai avevano raggiunto le fasi finali a Parigi – 3 di loro non avevano mai giocato una semifinale Slam in generale – e in finale si sono affrontate due atlete destinate a fare grandi cose in questo sport, ma che di certo non erano tra le favorite alla vigilia. Vediamo più nel dettaglio le pagelle delle protagoniste di questo Slam parigino.

Ashleigh Barty: 10 e lode

Difficile pensare ad un voto diverso: la 23enne australiana ha conquistato il suo primo Slam con un tennis vario ed intelligente, che la rende unica nel circuito. Fa sicuramente effetto che il suo primo sigillo in un Major sia arrivato a Parigi, sulla superficie che meno le rende giustizia. La nativa di Ipswich non aveva mai vinto un torneo su terra, nemmeno a livello ITF, e anche nelle settimane precedenti aveva mostrato le proprie difficoltà, rimediando una sconfitta netta con Kiki Mladenovic e uscendo in lotta contro Simona Halep. Ma nel momento in cui il tabellone si è aperto a causa delle tante top players cadute anzitempo, Barty ha saputo rimanere calma e composta, come sempre in campo, gestendo alla perfezione la grande pressione sulle spalle – in semifinale era l’unica top 10, con conseguenti favori del pronostico –. Nessun segno di cedimento neanche quando contro Anisimova si è trovata sotto di un set e un break, nel momento più difficile di queste due settimane. Un meritatissimo secondo posto nel ranking, a pochi punti dalla numero 1 Osaka, e soprattutto il primo posto nella race to Shenzhen, dove quasi sicuramente la vedremo in azione per la prima volta in carriera – ma molto, molto difficilmente, l’ultima -. La vera bella notizia per Barty, però, è che ora arriva l’erba, vale a dire la superficie su cui può esprimere al massimo il suo tennis, dove, se saprà gestire la pressione, potrà togliersi altre grandi soddisfazioni già nelle prossime settimane. In attesa di vedere nuove pagine della sua bella storia, a Parigi non può che meritarsi il 10 e lode.

A. Barty abbraccia la coppa Suzanne Lenglen durante la premiazione.
A. Barty abbraccia la coppa Suzanne Lenglen durante la premiazione.

Markets Vondrousova: 9,5

Forse ora possiamo dirlo con meno timore: è nata una stella. Un po’ precocemente era stato già detto nel 2017, quando la ceca, neanche 18enne e numero 233 del mondo, si era imposta nel torneo di Biel. Normale che si parlasse già di lei con toni così entusiastici – il suo tennis era davanti agli occhi di tutti – ma sono serviti diversi mesi di assestamento per fare i conti con la pressione e ricominciare a macinare risultati. Il risveglio è iniziato forse a Flushing Meadows lo scorso anno, quando raggiunse gli ottavi battendo Kiki Bertens, ma a lanciarla sono stati i tornei da Budapest in poi quest’anno: finale in Ungheria, quarti a Indian Wells e Miami, finale ad Istanbul e quarti a Roma, una continuità straordinaria culminata con la prima finale Slam in carriera. Nessun set perso a Parigi fino a Barty, un torneo perfetto conclusosi però con un atto finale poco lottato. Nessun dubbio sul fatto che anche per Vondrousova sia solo il primo grande risultato, lei che potrebbe essere una delle grandi protagoniste dell’estate americana. Numero 7 della race e 16 del mondo, la repubblica Ceca può gioire poiché, nel torneo del ritiro definitivo di Lucie Safarova, ha trovato una degna erede della grande scuola ceca.

Markéta Vondroušová
Markéta Vondroušová

Amanda Anisimova: 9

Forse la più grande sorpresa del torneo; non che la 17enne americana non valga una semifinale Slam – anzi, i presupposti per diventare una habitué ci sono tutti – ma che arrivasse tra le ultime 4 a Parigi, questo era davvero difficile da pronosticare. È vero che qualche settimana fa aveva vinto il suo primo titolo e lo aveva fatto sulla terra di Bogotà, ma le avversarie erano di calibro inferiore al proprio e ha dovuto faticare quasi in ogni match, rimontando per ben 3 volte un set di svantaggio. Sono seguite le brutte sconfitte da Kostyuk a Madrid – con tanto di doppio 6-0, intervallato da un set vinto – e Mladenovic a Roma, dove è stata poi ripescata e ha anche lottato con Bertens. Non è la sua superficie naturale, ma sta imparando ad averci a che fare già ora e l’aria degli Slam sembra farle parecchio bene. Oltre alla vittoria su Sabalenka, ancora ben lontana dall’essere a suo agio sui campi lenti, spicca quella ai danni della campionessa in carica Simona Halep, che non ha trovato mezzi per arginarla. In semifinale si blocca sul più bello, avanti 7-6 3-0, perdendo così l’occasione di essere la più giovane vincitrice Slam dai tempi di Maria Sharapova nel 2004. Torneo eccezionale, giocatrice eccezionale, puntare alla top 10 a fine anno non è utopia. Screenshot_2019-06-06 Notizie riguardo a anisimova su Twitter

Johanna Konta: 8,5

La terra battuta ha ridato vita a Johanna Konta. La britannica sembrava aver completamente perso il filo, anche a causa di un infortunio a fine 2017 che ha segnato negativamente tutto l’anno a seguire. Il primo segnale è arrivato a Rabat, con la prima finale su terra, seguito dalla finale raggiunta anche a Roma. A Parigi c’era grande attesa e non l’ha delusa, superando senza eccessive difficoltà i primi turni e annientando la finalista del 2018 Sloane Stephens, servendo meglio di Serena Williams all’apice della carriera. In semifinale è stata avanti di un break in entrambi i set contro Vondrousova, ma si è fatta agganciare ed è uscita di scena con qualche rimpianto. Anche per lei però grandi notizie: torna in top 20 e potrà migliorare ulteriormente il ranking sui campi di casa, dove in passato si è tolta grandi soddisfazioni. Vedremo se saprà continuare su questi ritmi. konta roma

Petra Martic: 7,5

Forse un voto anche troppo basso per il torneo della croata, ma queste due settimane sarebbero potute finire diversamente. Ottime vittorie quelle su Mladenovic e Pliskova, due tra le peggiori clienti gestite con grande esperienza e soprattutto intelligenza. Una bella rimonta sulla mai finita Kanepi le ha regalato i quarti di finale, in cui partiva ampiamente favorita sulla giovane Vondrousova, non solo perché la croata sa interpretare la terra rossa meglio – e probabilmente meglio della stragrande maggioranza delle tenniste del circuito – ma anche perché contro la ceca non ci aveva mai perso nei 4 precedenti, tutti piuttosto recenti, compresa la finale sulla terra di Istanbul quest’anno. Nel secondo set Martic ha avuto l’occasione di riaprire il match, con Vondrousova che ha cominciato a tremare vicina alla linea del traguardo, ma qualche errore di troppo ha segnato la fine della partita. Peccato per lei, perché si poteva andare ancora avanti e l’occasione era ghiotta.

Bolsova Zadoinov: 7

La favola del torneo è la sua, la qualificata che dal nulla raggiunge per la prima volta la seconda settimana in uno Slam. Dopo le belle vittorie con Zvonareva, Cirstea e Alexandrova non ha potuto nulla contro Anisimova, ma questo torneo deve essere il suo trampolino per arrivare più in alto. Unica preoccupazione è data dal fatto che il suo gioco sembra un po’ troppo adatto alla terra, ma potrebbe smentirci sul cemento americano. Prossimo obiettivo: top 100.

Simona Halep: 6

Non si può dare l’insufficienza ad una giocatrice che ha raggiunto i quarti di finale in uno Slam, ma in questo caso è difficile anche dare un voto più alto. La rumena si è trovata ai quarti come unica esperta della superficie, dopo un torneo iniziato con qualche difficoltà ma che sembravano averla rafforzata. Davanti ad Amanda Anisimova la campionessa in carica è sparita, non è riuscita a far valere la sua esperienza ed è uscita con un punteggio netto, ma che poteva esserlo ancora di più. Inutile dire che vedeva anche lei la grande occasione, con una possibile semifinale con Barty, con la quale ha vinto 3 volte su 4, compreso il recente scontro diretto su terra. Halep scende da oggi al numero 8 del mondo e su erba non si è mai trovata al meglio; per sua fortuna, poi, negli ultimi tre mesi dell’anno non difende praticamente nulla. Simona Halep

Naomi Osaka: 5,5

La numero 1 del mondo si è fermata al terzo turno, che in realtà non è neanche così male considerando le difficoltà che la nipponica ha sempre avuto sulla terra. Ci sono stati dei miglioramenti dalla passata stagione e le belle rimonte su Schmiedlova e Azarenka lo dimostrano, ma la partita con Siniakova poteva andare molto diversamente. Una Osaka poco concreta e cinica, che non ha saputo sfruttare le tante occasioni ed è uscita nettamente. Rimane numero 1 per ora e su erba non difende quasi nulla, ma speriamo che il ritorno al veloce possa restituire al circuito la Osaka di qualche mese fa, l’unica emergente ad aver mostrato un tennis ai livelli delle campionesse che hanno caratterizzato l’ultima decade, come Serena, Sharapova, Azarenka e Kvitova. A Parigi non arriva alla sufficienza, ma l’impressione – almeno personale – è che la giapponese stia continuando a lavorare in modo ottimale per migliorare, e questo porterà i suoi frutti, più o meno velocemente.

Serena Williams: 4

Torneo da dimenticare. La statunitense arrivava a Parigi con pochissimi match sulle gambe e questo si è visto fin da subito: dopo aver rimontato un set di svantaggio a Diatchenko, ha gestito bene il match con Kurumi Nara ma si è sciolta come un ghiacciolo al sole contro Sofia Kenin. Non era certo un’avversaria ingiocabile, anzi, ma la giovane di origini russe ha giocato senza paura, sfruttando la grande occasione concessa da una Serena ferma e fallosa. Se l’intenzione è quella di tornare in alto e vincere uno Slam, questa è assolutamente la strada sbagliata. Il tempo non è molto, urge giocare di più e prendere i ritmi, altrimenti continuerà ad avere problemi fisici e di tenuta. Wimbledon potrebbe essere una grande occasione, ma dovrà lavorare diversamente nelle settimane di preparazione. Serena-Williams-2

Petra Kvitova e Kiki Bertens: non valutabili

Erano le grandi favorite alla vigilia: la prima era in testa alla race, vincitrice a Stoccarda e probabilmente la miglior giocatrice di questo 2019 nel complesso, la seconda invece fresca vincitrice a Madrid e semifinalista a Roma, lanciata verso il podio del ranking. Kvitova non ha mai messo piede in campo, fermata da un infortunio al braccio. Bertens invece ha giocato, ma un virus intestinale l’ha costretta ad un precoce ritiro. Probabilmente avremmo visto un torneo diverso se le due avessero potuto giocare, ma sono solo congetture. Entrambe possono riprendere a far bene già su erba, in particolare Kvitova, che ha vinto a Wimbledon i suoi due unici Slam.

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