Momenti di gloria: Joao Sousa

Momenti di gloria: Joao Sousa

Uscire dall’anonimato e dai gironi dei challenger e vincere in un torneo che conta, il Malaysian Open, in finale contro Julien Benneteau: Joao Sousa, ventiquattrenne di Guimaraes e primo tennista portoghese, ha vinto la sua battaglia

Joao Sousa of Portugal celebrates scoring a point against Japan's Go

IDENTIKIT:  Guimaraes, Portogallo (30/03/1989), altezza 185 cm., peso 73 kg.

Double handed backhand, W/L 215-153

Coach: Frederico Marques

Favourite Surface: Red Clay

          Singolare                                              Doppio

 

7 Titoli ITF                                                9 Titoli ITF

5 Titoli ATP Challenger                        2 Titoli ATP Challenger

1 Titolo ATP World Tour 250

Best Ranking: 51° (13 Settembre 2013)

Chi si era mai preoccupato del tennis portoghese alzi la mano! Tranquilli che non la alzo neanche io. Quest’oggi, nel nostro spazio Momenti di gloria cercheremo di rimediare alle nostre mancanze facendovi conoscere un po’ meglio un volto nuovo del tennis che conta. Joao Sousa, classe ’89, fino ad oggi era uno dei tanti giocatori del suo paese a non riuscire ad influire nel circuito maggiore, “fermandosi” a qualche titolo ITF in terra spagnola con quattro vittorie Challenger a coronare il tutto.

Ma andiamo con ordine: Sousa nasce a Guimaraes nel 1989 ed inizia a calcare i campi da tennis all’età di 5 anni, sostenuto dal padre Armando che lo segue nei suoi primi passi in questo sport. Compiuti i 15 anni, Joao si sposta a Barcelona entrando nella BTT Academy, alla corte di Francisco Roig. Al momento della sua entrata nel professionismo, l’anno era il 2005, il tennista lusitano deve fare i conti con le difficoltà che si presentano innanzi ad un ragazzino alle prime armi: il fisico ancora in corso di sviluppo e la mancanza di esperienza lo costringono a risultati molto altalenanti che sembrerebbero relegarlo nell’universo dei partiti ma mai arrivati, in un mondo che spesso e volentieri non guarda in faccia nessuno. Il tennis mastica storie e sacrifici, e ciò che rimane davvero (e questo articolo ne è prova inconfutabile) sono i risultati, quelli che restano scritti e che ti trasformano da un giocatore qualunque, ad una personalità da scoprire e da ammirare. Joao, nonostante tutto, ha altri piani in mente, e di farsi da parte non ne ha minimamente intenzione. Il mese di maggio del 2012 è di quelli che non ti scorderai mai: in neanche un mese Sousa riesce ad imporsi in 3 tornei Futures consecutivamente. Valdoreix, Adeje, Lanzarote e Puerto de la Cruz, tutti in terra spagnola. A Valdoreix conquista la sua prima vittoria in singolare, ad Adeje ed a Lanzarote riesce ad imporsi in entrambi i tabelloni, ed a Puerto de la Cruz, dopo essere stato eliminato in semi nel singolare, fa tris anche nel doppio, sempre in coppia con il suo partner spagnolo Rumenov-Payakov. Risultati eccezionali, che le spingono ad addentrarsi nel più importante, ed allo stesso tempo più impegnativo, circuito Challenger. Se in singolare le soddisfazioni tardano ad arrivare, in doppio arriva il primo successo, a Tampere in Finlandia, in coppia con il conterraneo Tavares. Da li, un anno di alti e bassi, con le vittorie che superano davvero di poco le sconfitte, fino ad arrivare al maggio del 2011, altro mese importantissimo per la carriera di Joao.

La scelta dell’allenatore, Frederico Marques, sembra pagare, e in mese scarso, quel maggio che tanto bene gli aveva portato, trionfa in altri due Futures spagnoli, Lleida e Balaguer; in quest’ultimo, dal primo turno alla finale, lascia agli avversari la miseria di massimo 5 games a partita. Con una fiducia ritrovata, Sousa si impone qualche settimana dopo, per la prima volta in un torneo Challenger, a Furth in Germania, dove è bravissimo ad aprirsi la strada verso il titolo sconfiggendo i colleghi presentatisi a fare gli onori di casa, quali Kamke e Struff.

Gavetta dunque, lunga gavetta nella serie B del tennis, dove le telecamere sono poche e il fisico conta forse più della testa. Stavolta però, a differenza del 2010, il lusitano riesce a stare a galla ed a maturare anche una certa esperienza, in attesa della forma ottimale, necessaria per bissare la vittoria di Furth.

L’occasione si presenta al Challenger di Mersin, in Turchia. Dopo aver sconfitto non senza fatica l’olandese Huta Galung al secondo turno, si trova di fronte Daniel Brands, con il quale lotta e rischia di uscire anzitempo dal torneo, riuscendo però nel finale a superarlo grazie ad un break nel terzo e decisivo set. Da li, vittorie sempre più nette, prima su Hajek e poi in finale sullo spagnolo Marti. Qualcosa sta cambiando e, con il Roland Garros alle porte, non c’è occasione migliore per consolidare i risultati incoraggianti dei tornei appena giocati. Joao riesce a superare le qualificazioni del massimo torneo francese battendo addirittura un buon Goffin nel turno decisivo; sfortunato però il suo sorteggio, che lo vede opposto a Marcel Granollers. Il tennista spagnolo è in gran forma e sulla terra rossa si sente a casa: 6-2 3-6 6-3 6-4 il risultato finale in favore del catalano.

Nel 2012 riuscirà ad imporsi ancora a Tampere, stavolta nel singolare, ma non riuscirà a trovare una nuova spinta verso il circuito maggiore. Eccoci giunti dunque all’anno della consacrazione, o quantomeno del debutto in società. Ad inizio 2013 Joao si vede inserito nel main draw degli Australian Open e, dopo un bel successo con Smith, australiano che aveva beneficiato di una wild card, si deve arrendere ad Andy Murray al secondo turno.

Con i mesi che passano, l’idea è che anche questo sarà un anno in grigio per il tennis portoghese, senza arte ne parte. Sousa si impone nuovamente a Furth e riesce a trionfare anche in un torneo in casa propria, a Guimaraes, sconfiggendo tra gli altri anche Matteo Viola e Flavio Cipolla, habitué del circuito, ma ricade in una spirale decisamente negativa, con ben 9 tornei abbandonati al primo turno. Inserito nel tabellone principale degli US Open, Joao riesce a far parlare di se per la prima volta, superando prima Dimitrov e di seguito l’esperto Nieminen, entrambi in 5 combattutissimi set, prima di doversi arrendere ad uno straripante Djokovic 0-6 2-6 2-6.

Non è più il giocatore qualunque, quell’oggettino fuori posto in tabelloni troppo grandi per contenere solo nomi altisonanti. Arriva l’occasione per partecipare ad un torneo maggiore, stavolta entrando dall’ingresso principale. Al 250 di San Pietroburgo il portoghese mette in fila nientemeno che Lorenzi, Stakhovsky e Tursunov, prima di doversi arrendere ad un indiavolato Guillermo Garcia-Lopez. Alla prima esperienza ad un 250, fare semifinale non è da tutti, e la sensazione lasciata da questo bel risultato sembra piacere a Joao che, nonostante il background da terraiolo, sembra aver trovato il giusto feeling con l’asfalto. La settimana successiva è quella che conosciamo tutti, nella quale il protagonista di questa storia si è spinto oltre se stesso.

Lo scenario è quello del Malaysian Open di Kuala Lumpur, e di interpreti ce ne sono parecchi, e parecchio importanti; tutta gente che gioca questi tornei da una vita e che ormai ha metabolizzato da anni la tensione che si può manifestare in queste occasioni. Nei primi due turni Joao si libera senza troppi problemi di Harrison e Cuevas prima di arrivare all’inevitabile scontro con la testa di serie n.1, come da programma: David Ferrer. Lo spagnolo,  N.4 del mondo, non è in gran forma dopo gli ultimi tornei disputati, ma è sempre uno dei tennisti più forti in assoluto, e la partita è probabilmente la più difficile che Joao Sousa abbia mai dovuto affrontare in vita sua finora. Il gioco espresso dal portoghese è solido e convincente e non dà a Ferrer la possibilità di mettere la testa avanti. Dopo un primo set dominato (6-2), Joao riesce a fare suo anche il secondo  parziale al tie-break ed a conquistare un posto in semifinale. Tutti gli occhi sono puntati su di lui, e lui non intende deludere le attese: 2-1 all’austriaco Melzer e finale.

Da fronte ha un personaggio ben noto, quel Julien Benneteau che a 32 anni suonati non è mai riuscito a conquistare un torneo e, dopo aver eliminato la testa di serie n.2 Stanislas Wawrinka, è deciso a spezzare la maledizione che lo affligge, per di più se a pararsi davanti c’è un rookie come Sousa. I bookmakers sono totalmente con il francese ed in molti danno la partita come già decisa. Il transalpino vince senza problemi il primo set per 6-2. Sul 4-5 e servizio Sousa, Benneteau ha a disposizione addirittura una palla break equivalente ad un match point, ma Joao la annulla e, nel turno di battuta successivo del francese, strappa il servizio e fa suo il set per 7 giochi a 5.

I fantasmi di Benneteau si ripresentano inesorabili, ed il francese perde il servizio nel primo game del terzo parziale. Da li a Sousa trema un po’ la mano, ma dopo palle break annullate e tanta tanta paura, arriva il tanto sognato trofeo in un torneo ATP, il primo nella storia per un tennista portoghese. Ciò che succederà da qui in poi sta solo a lui, alla continua ricerca della costanza che in questi anni gli è mancata, ma che ha tutto il tempo di trovare. Questi “vita, morte e miracoli” di Joao Sousa ci hanno portato un po’ più a fondo nella vita di questo ragazzo che, già da oggi, potrebbe ispirare tanti giovani a seguire le sue orme, ora che il tennis portoghese ha un rappresentante al 51esimo posto del ranking ed una nuova visibilità. Nonostante le paginate che per molti suonano come degli infiniti “bla bla bla”, capire come è fatto questo mondo visto dal basso, non può farci altro che del bene.

La prossima volta che scorreremo con gli occhi e con le dita il tabellone di un torneo che sta per iniziare, sono sicuro che ci soffermeremo più a lungo su ogni singolo giocatore, andando magari anche a spulciare qualche vecchio match. Per me è questo il modo di trovare un idolo, un campione che può sbocciare da un momento all’altro, e sopratutto questo è il modo più semplice per amare il tennis degli umani, che lasci il giusto spazio ai marziani in cima alla fila, ma che sappia anche rendere omaggio alle speranze di chi un tempo era dietro al televisore ed ora è qualche metro dentro al campo.

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