Seppi e il 2015: sarà l’anno della rinascita?

Seppi e il 2015: sarà l’anno della rinascita?

Andreas Seppi vuole tornare grande. La semifinale a Doha è solo l’inizio, ora servono le conferme nei prossimi tornei. Il “noioso” del tennis italiano è pronto per tornare nei primi venti al mondo?

Sono passati quasi undici anni dalla prima vittoria nel circuito ATP di quello che è stato numero uno d’Italia ed ora, da numero due, continua a girare il mondo ed onorare la Coppa Davis, l’altoatesino Andreas Seppi.

Dopo quattordici mesi di assenza da una semifinale, Andreas è riuscito a conquistare l’agognato traguardo nel primo torneo stagionale, a Doha, dove purtroppo il suo cammino è stato interrotto dal ceco Tomas Berdych, vincitore in semifinale per 6-2 6-3.
Una sconfitta che non toglie alcun merito e valore alle prestazioni precedenti di Seppi, autore di un’ottima settimana, unico azzurro a conquistare vittorie degne di nota, come buon auspicio per l’imminente Australian Open.

Seppi, sceso al numero 45 dopo una stagione in chiaro (poco) e molto scuro, cerca col 2015 una stagione di riscatto, per potersi togliere qualche soddisfazione ora che l’età avanza e la soglia dei trenta è già passata. 
Numero due d’Italia, come detto, Seppi è spesso messo in ombra dal numero uno, Fognini, genio e sregolatezza del tennis italiano e mondiale, sicuramente più personaggio ed estroso del “freddo” Andreas, forse poco mediatico per apparire e per farsi voler bene dai media italiani.

Una storia in ombra quella di Seppi, i primi anni della carriera i vari Starace e Volandri dominavano la scena italiana, e poi, nel giro di un anno dall’esplosione di Andreas, ecco che Fognini arriva ai quarti al Roland Garros, fa il personaggio (e vince) in Coppa Davis e l’eroe italiano è lui.
Seppi, dal carattere opposto a Fognini, non ha mai dato in escandescenza durante i match, nè mandato platealmente a quel paese arbitri e partite intere con doppi falli dettati dal nervosismo e quant’altro, ma semplicemente si è sempre limitato a lavorare duro, concentrandosi sul proprio obiettivo, che, da quest’anno, si chiama nuovamente top-20.
Il ritorno nei primi venti rappresenterebbe infatti per Seppi un traguardo notevole, utile sia dal punto di vista personale, che per evitare di incontrare i big nei primi turni dei tornei importanti e quindi raccogliere punti preziosi. Un circolo da innescare con i primi buoni risultati, per rendere più facile il confermare i punti che serviranno all’azzurro per rimanere in alto.

Una risalita indubbiamente difficile quella di Seppi, che dovrà vedersela contro i big, ma anche contro i giovani rampanti come Thiem, Kyrgios e compagnia, desiderosi anche loro di entrare quanto prima a far parte della top 20 del tennis mondiale. Non sarà facile per Andreas, che in ogni caso promette battaglia e siamo sicuri che, se il gioco continuerà ad essere al livello espresso a Doha non sarà affatto difficile togliersi soddisfazioni nel corso di questa stagione, chissà, magari partendo dall’Australian Open, torneo nel quale Seppi potrebbe avere in serbo qualche sorpresa o colpo ad effetto. Anche se sarebbe sufficiente un ottavo di finale per far felice se stesso e tanti, tanti tifosi, quei tifosi che nelle difficoltà non lo hanno mai abbandonato, anzi, l’hanno supportato anche e soprattutto per la tranquillità nei modi e nelle parole, con la quale Seppi, tranne uno screzio con Kyrgios, ha sempre dimostrato di essere una persona corretta e mai fuori dalle righe.

Volendo paragonare Seppi e Fognini coi grandi del passato, in altro ambito, si potrebbe, forse, arrivare alla conclusione che si tratti della storia di Mozart e Salieri in ambito musicale. Il primo, più giovane del secondo, decisamente più estroso e deciso a vivere sul filo del rasoio, ma anche miglior compositore, probabilmente, anche se incline a grandissimi risultati e susseguenti fallimenti epocali. Un po’ come la storia di Fabio nel tennis, l’exploit nel primo match e il disastro in quello del giorno successivo. Genio e sregolatezza appunto, a differenza di Seppi, molto più “tedesco” nel suo essere, freddo e glaciale, ma soprattutto, molto, ma molto costante. Come, appunto, il musicista italiano Antonio Salieri, mai al livello di Mozart, probabilmente, ma sempre costante e deciso per ottenere risultati non altalenanti come quelli del collega, come esattamente accade con Seppi e Fognini, con quest’ultimo più mediatico, ma meno redditizio.

Uno noioso probabilmente per alcuni addetti ai lavori e per chi osserva il tennis da lontano, limitandosi a valutare dall’esterno ciò che succede in campo e, soprattutto, in allenamento. Fognini, talento naturale, potrebbe vincere tranquillamente anche senza allenarsi, proprio perchè ha delle capacità fuori dal comune, semplicemente non sempre supportate dalla testa, che spesso lascia a desiderare. Andreas invece non puoi essere sicuro che dopo due ore dalla fine del match troverai un highlight su youtube delle parolacce verso l’arbitro, la distruzione di una racchetta o qualche scenetta, e per questo viene ingiustamente considerato “noioso”, scialbo, con “poco sapore” per chi guarda giusto per lo spettacolo. Ma il tennis non è solo spettacolo, anzi, spesso i giocatori pragmatici che chiudono appena possono, si limitano a fare l’essenziale per far punto, sono quelli che ottengono i risultati migliori.

Ed è per questo motivo che Seppi, quest’anno, potrà davvero tornare grande. E sarebbe ora. In bocca al lupo, Andreas.

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