Tomic: l’antieroe del tennis. A Roma non ci mancherai

Tomic: l’antieroe del tennis. A Roma non ci mancherai

Nell’inguardabile prestazione contro l’azzurro Fognini, il tennista australiano ha dimostrato ancora una volta di non avere la mentalità da top ten. Ma per Bernard non è un cruccio, gli interessi nella sua vita sono evidentemente altri.

La foto che immortala Bernard Tomic pronto (si fa per dire) a rispondere al servizio di Fabio Fognini sul match point dell’italiano è più eloquente di mille parole. E ci risparmia la bega di dover stare di nuovo qui a descrivere il carattere del tennista australiano, rielencando la serie infinita di bravate e litigi della sua, nonostante tutto, ancor breve carriera.

Bernard è così, un tipo molto particolare, per usare un eufemismo. E dobbiamo farcene una ragione. Bad boy è, bad boy resterà. Un po’ come il nostro Fabio Fognini, croce e delizia, che tanto fa disperare i tifosi azzurri. Ieri l’italiano ha incontrato sulla sua strada uno che in termini di talento sprecato non gli fa invidia per niente. Anzi, addirittura lo surclassa. E gli ha consentito di proseguire il suo cammino, seppur breve (oggi ha perso contro Nishikori), nel torneo di Madrid.

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Tornando al ragazzaccio australiano di origini balcane, non c’è dubbio che riesca sempre a far parlare di sé, anche quando non lascia traccia sui campi del circuito. Il non voler giocare quell’ultimo punto, palesato con quel gesto, è stata una mancanza di rispetto, non tanto nei confronti dell’avversario, quanto verso chi quel giorno ha pagato il biglietto per vedere una partita a tennis giocata da professionisti.

Per carità, ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita, ma c’è sempre un codice, chiamiamolo “deontologico”, non scritto che andrebbe rispettato, almeno sul campo, quando inoltre si hanno gli occhi di tanti tifosi e telespettatori addosso.

Ormai abbiamo capito tutti che Bernard non ama la terra battuta, come ampiamente sottolineato dalla sua dichiarazione “vado a Roma ma non a giocare, odio questa superficie”, ma allora perché ci gioca? In fondo, diventare numero 1 del mondo non sembra essere una delle sue ossessioni. Meglio: non sembra essere nemmeno un pensiero passeggero.

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Certo, dice che vorrebbe entrare nella top ten, ma chi ci crede? Sembra piuttosto una dichiarazione di circostanza, di quelle che si dicono in automatico ai giornalisti ripetendo la solita cantilena. Perché se si deve fare riferimento alla voglia di lottare che dimostra in campo in certe occasioni, non si può non pensare che ci stia prendendo in giro a tutti.

Guardandolo giocare si vede chiaramente che sulla terra non riesce a muoversi, scivolando come se non avesse mai calcato un campo rosso. Il talento da solo purtroppo non basta, caro Bernard. Bisogna lavorare e allenarsi sempre, soprattutto su quei campi in cui ci si sente meno adatti. Sempre che l’intenzione di entrare nell’élite del tennis sia vera. Perché per ora, all’australiano interessano di più la fama, i soldi e le donne.

Forse allora sarebbe meglio rinunciasse alla stagione su terra, lasciando spazio a chi magari è dietro in classifica e vorrebbe giocare un Master Mille. Non è complicato: basta fingersi infortunati e sparire dalla circolazione per un paio di mesi. Di sicuro, a Roma non si sentirebbe la sua mancanza.

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