Italia-Argentina, 31 anni e non sentirli

Italia-Argentina, 31 anni e non sentirli

Si avvicina l’appuntamento con la Davis Cup: i nostri sono attesi a Mar del Plata dalla temibile Argentina. Cosa può riservarci questo primo turno?

E’ giunto il momento di entrare nell’arena. Da qui la direzione è una sola. La “vendetta” va servita fredda.

Se non per la politica o per qualche altra questione spinosa, quando si parla di Italia, l’unica Italia che può essere di tutti, le frasi tipo “Gladiatore” si fanno sempre più incalzanti.

Noi, che bene o male siamo sempre stati “di cuore”, ci sentiamo a casa, ci sentiamo carichi e pronti ad affrontare ciò che ci aspetta, anche se nel nostro caso si tratta di divano e telecomando: abbiamo sviluppato una rara maestria nel supportare passivamente un qualsiasi evento sportivo, come se avessimo un incessante bisogno di gratificazione che i nostri atleti, spesso e volentieri, riescono a darci superando anche i pronostici più grigi.

Perché lo sport del tennis non resti semplicemente “una partita all’anno”, serve ristabilire una nuova connessione con i telecomando-dipendenti che, sebbene possano restare contrariati da tale definizione, devono essere intesi nella loro totalità come uno schema imprescindibile per la diffusione e la permanenza di tali prodotti all’interno delle nostre case: già, perché a pagare e, giustamente, a pretendere è il consumatore, ed il lavoro scaturito da anni e anni di preparazione di un evento sportivo ha il suo ritorno, non solo come mero introito pubblicitario, bensì come promozione continuativa di un dato settore della Federazione Italiana, con susseguenti incentivi ed avvaloramenti.

Volenti o nolenti, a questo punto non abbiamo più molte scuse per perderci ciò che avverrà nel prossimo weekend: l’evento è il primo turno del World Group di Davis Cup; i protagonisti sono i team di Italia ed Argentina, che si giocano i quarti di finale contro una tra Stati Uniti e Australia.

Se la seconda è una sfida che definire storica è riduttivo (primo incontro di sempre della mitica competizione a squadre e finale 1978, 4-1 USA, con McEnroe sugli scudi), la partita che ci vede contrapposti agli argentini di capitan Martin Jaite ha per noi un significato molto particolare se andiamo a scavare nel passato.

L’anno Domini è il 1983, e nei quarti di finale si sfidano Italia e Argentina, nella splendida cornice del Foro Italico di Roma. Il risultato finale di 5-0 racchiude tanti particolari, indefinibili se si cita solo il punteggio.

Quella prima partita, contro Vilas, ed il doppio successivo, furono le ultime partite di Adriano Panatta: lui, che trionfò a Roma e Parigi in quello splendido 1976, è un elemento indelebile della nostra storia.

Quando l’Adriano nazionale (non ce ne voglia Celentano) regalò ad un giovanissimo fan tutte le sue racchette (“Tanto a me non servono più.”), l’aria che avvolse il tennis italiano cambiò improvvisamente, come se quell’era in mezzo ai grandi fosse finita e niente stesse arrivando per compensare quella grave perdita.

Il lungo travaglio del team italiano di Davis è culminato con la retrocessione dell’Italia nella “Serie B”(Gruppo I) della Davis Cup nel 2000, fino anche al Gruppo II nel 2004.

La ripresa del movimento, lenta ma significativa, è valsa il ritorno in Gruppo I e, dopo anni di limbo, grazie all’apporto delle nuove leve, nel 2011 la Nazionale Italiana è tornata nella massima serie, dopo l’indimenticabile play-off con il Cile in quel di Santiago.

Quelle che erano nuove leve allora, adesso sono più che mai delle certezze: sebbene i loro risultati siano spesso altalenanti, i numeri uno e due della nostra Nazionale, ovvero Fabio Fognini e Andreas Seppi, hanno su di loro un peso non da poco visto che i loro ranking, N.15 e N.31 del mondo, sono superiori al primo singolarista argentino, Juan Monaco che è fermo al N.40, e al secondo, Carlos Berlocq che è N.44. Le altre scelte del capitano Corrado Barazzutti rispondono ai nomi di Filippo Volandri, che torna in squadra dopo qualche tempo, e Simone Bolelli, fermo da marzo per via di un’operazione, che resterà da valutare come possibile compagno di Fognini per il doppio. Per l’Argentina i gregari saranno Horacio Zeballos, valida alternativa sia in singolare che in doppio, e Eduardo Schwank, spesso compagno di doppio di Berlocq in coppa Davis.

L’aria di casa, nel complesso sportivo di Mar del Plata, influirà molto sulle sorti degli incontri, così come il fondo di gioco, che sarà quella terra rossa molto gradita ai nostri avversari.

Il pubblico albiceleste da Davis è uno tra i più calorosi, e sicuramente sarà di grande impatto.

Insomma, gli elementi per uno scontro bello e maschio ci sono tutti, e per i nostri questa prova sarà decisiva per far capire, a noi e a loro stessi, quale sia il loro rapporto con la tensione, anche se la tre giorni con la Croazia dello scorso anno lascia ben sperare.

Tutto è pronto, cari amici telespettatori, che la gara abbia inizio.

Per le altre frasi ad effetto, lascio volentieri a chi di dovere. Aspettando il fatidico “Ready? Play”.

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