Nick Kyrgios è da anni una figura che spacca in due il mondo del tennis: talento cristallino da una parte, atteggiamento ribelle e anticonvenzionale dall’altra. Oggi, mentre il suo ritorno stabile nel circuito ATP resta incerto, l’australiano continua a raccontarsi con una sincerità disarmante, mostrando senza filtri le difficoltà avute nell’adattarsi alle regole di uno sport che non ha mai davvero sentito suo fino in fondo.
Un talento fuori dagli schemi
Kyrgios non ha mai nascosto di essere “brusco”, distante dall’immagine del tennista modello. Cresciuto con la passione per il basket e i videogiochi, si è ritrovato in uno sport che richiede una disciplina rigorosa, aliena al suo spirito libero. “Le mie passioni erano il basket e i videogiochi, e mi sono ritrovato immerso in uno sport molto severo come il tennis”, ha raccontato in un’intervista a TNT Sports, durante un’apparizione alla Esports World Cup di Riyadh.
Questa distanza tra indole personale e aspettative professionali ha segnato profondamente la sua carriera. Kyrgios ha ammesso con franchezza che “ho faticato molto ad accettare una determinata routine, specialmente nei primi anni della mia carriera”. Quel malessere si è tradotto in comportamenti spesso criticati: tornei saltati, allenamenti lasciati da parte, e una comunicazione sempre diretta, senza preoccuparsi delle conseguenze mediatiche.
I videogiochi: più che una passione
La passione per il gaming non è un hobby marginale nella vita di Kyrgios, ma una vera e propria parte identitaria. Il tennista ha rivelato di aver saltato tornei e allenamenti per giocare ai videogame, affermazione che ha fatto discutere ma che riflette il suo rifiuto di conformarsi. “Quando da ragazzi facevamo quelle sessioni di nove ore, suppongo che mia madre non avrebbe mai pensato che sarebbe stato possibile un giorno competere nei videogame”, ha scherzato.
Il palco degli eSports a Riyadh sembra perfetto per uno come lui: un mondo competitivo, ma senza le rigide etichette del tennis professionistico. Qui, Kyrgios può essere se stesso, lontano dai giudizi e dalle aspettative di un ambiente che lo ha spesso giudicato più per i suoi comportamenti che per i suoi risultati.
Il ritorno che non arriva
Dal punto di vista sportivo, il futuro di Kyrgios è quanto mai incerto. Gli ultimi anni sono stati segnati da problemi fisici, soprattutto al polso e al ginocchio, che ne hanno limitato la continuità in campo. Il suo ultimo match in singolare risale al Miami Open, dove è apparso fuori forma. Ha fatto un timido tentativo di rientro nel circuito partecipando in doppio a Washington con Gael Monfils, ma la coppia è uscita subito al primo turno.
Si parla di una possibile partecipazione agli US Open, ma quando si tratta di Nick Kyrgios, il condizionale è d’obbligo. La sua imprevedibilità è diventata quasi parte del personaggio, rendendolo tanto affascinante quanto frustrante per chi vorrebbe vederlo esprimere al massimo il suo potenziale.
Prendere o lasciare
Oggi, Kyrgios sembra aver trovato un equilibrio tra accettazione e ribellione. “Non cambierò per nessuno”, ha dichiarato con decisione. È consapevole di essere un’anomalia nel mondo del tennis, ma ha smesso di vergognarsene. “Mi è costato molto trovare il mio posto, ma ormai lo accetto. Sono felice di poter dare spettacolo”, ha aggiunto.
La sua carriera potrebbe non proseguire ancora a lungo, ma il suo impatto sul tennis è destinato a durare. In un’epoca dove l’immagine spesso conta più della sostanza, Kyrgios resta uno dei pochi a mostrarsi senza filtri. Non è un eroe né un antieroe: è semplicemente Nick, prendere o lasciare.


