Quando un migliore non c’è: Federer, Nadal e Djokovic uniti contro il razzismo

Quando un migliore non c’è: Federer, Nadal e Djokovic uniti contro il razzismo

Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic “fab3” non solo in campo: insieme per il Black out Tuesday per dire no al razzismo

di Diletta Barilla

La morte di George Floyd ha scatenato l’indignazione del mondo intero oltre ad aver messo – quasi letteralmente – sotto sopra l’America. Ed in campo, seppur metaforicamente, sono scesi anche tanti campioni di diversi sport. Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic hanno aderito all’iniziativa social #BlackoutTuesday.

Ieri, gli account dei Fab3 del tennis si sono colorati di nero per un giorno intero. Il numero 1 del ranking ATP ha accompagnato il post con la frase “Black Lives Matter” il cui hashtag è diventato virale nei giorni scorsi.

Il maiorchino, che oggi compie 34 anni, si è limitato allo pubblicazione dello sfondo nero.

Ha seguito l’esempio dello spagnolo anche Roger Federer che ha però accompagnato il post con l’emoticon di un cuore.

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Subito dopo la morte di Floyd era stata Coco Gauff a pubblicare sui suoi account social tutta la sua indignazione per quanto accaduto. Ed è stata proprio ta teenager statunitense a rispondere al post dell’elvetico: “Guarda sul mio profilo e scopri come puoi aiutare. Grazie“.

Anche l’USTA – United State Tennis Association – ha espresso tutta la sua solidarietà alla comunità afroamericana: “Il tennis è uno sport che abbraccia tutti e che si basa sul rispetto reciproco. Come federazione lavoriamo ogni giorno su valori come rispetto e inclusione” si legge nel comunicato pubblicato su sfondo rigorosamente nero.

Un’iniziativa quella del #BlackoutTuesday non proprio condivisa al 100% da tutti. Naomi Osaka, pur apprezzando il gesto di tanti campioni, ha però affermato che le persone dovrebbero fare di più che pubblicare un post sui social. E, sicuramente ha ragione lei.

Nei giorni scorsi un altro tennista, il francese Jo-Wilfried Tsonga, ha dichiarato di aver subito atti di razzismo per tutta la sua adolescenza e non solo. Un fattore che lo ha portato a crescere troppo in fretta e che, si augura, i suoi figli non debbano subire.

 

 

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