Le 10 cose che ci ha insegnato questo Australian Open

Federer, Nadal, Djokovic, la Next Gen, il tennis femminile, gli arbitri e tanto altro ancora. Ne sono successe di cose in questo Australian Open. Ecco cosa abbiamo imparato.

di Antonio Sepe

1. La NextGen dovrà aspettare ancora un po’

“Sarà per la prossima volta”. Peccato che questa frase vada avanti da un po’ troppo tempo. Ma “prossima” quando, di preciso? Era il 2004 e Federer vinceva il suo primo Australian Open. Da quel momento solamente 10 slam, su 64 disputati, sono stati conquistati da giocatori al di fuori dei Big Three. Roger, Rafa e Nole hanno fatto piazza pulita, vincendo quasi tutto. Il tennista più giovane in attività ad aver vinto uno slam è Marin Cilic, che nel 2020 spegnerà 32 candeline. Se nessuno ci è riuscito per tutto questo tempo ci sarà un motivo. Non mettiamo pressione a questi ragazzi. Thiem ci è andato vicino. Medvedev aveva fatto lo stesso a Flushing Meadows. Questi campioni però non vanno battuti, ma abbattuti. Fino a quando l’arbitro non avrà pronunciato “Game, set, match” non sarà ancora finita. NON E’ MAI FINITA

2. L’Italia non è un paese per tennisti

Sinner vince un match, ma poi viene eliminato al secondo turno da Fucsovics, capace di strappare un set a Federer negli ottavi. Criticato. Berrettini, non al meglio delle condizioni, sfiora la vittoria ma esce in cinque set contro Sandgren, non un giocatore qualunque ma uno che è andato a sette match point di distanza dalla semifinale degli Australian Open, tra i migliori quattro del mondo. Criticato. Fognini si aggiudica un match clamoroso all’esordio con Opelka, entrando nella ristretta cerchia di coloro che sono stati capaci di rimontare uno svantaggio di due set a zero in tutte e quattro le prove dello slam. Batte anche Thompson al fotofinish, poi Pella e si arrende solo ad uno straordinario Sandgren, mettendo a segno forse il punto del torneo. Criticato. Seppi supera il primo turno contro pronostico e poi si porta ad un passo da battere Wawrinka, numero 15 del mondo. Criticato. OK

3. Sentiremo la loro mancanza

Da un lato speriamo che la loro supremazia sia vicina al termine. Siamo stufi di veder vincere sempre loro e ci piacerebbe assistere al trionfo di qualche faccia nuova. Dall’altro ci auguriamo che possano andare più avanti possibile, continuando a deliziarci con le loro magie e le loro rivalità. Probabilmente il tennis non rivivrà più un’era caratterizzata da tre campioni così dominanti. E anche se dovesse viverne un’altra, non sarebbe certo l’era di Federer, Nadal e Djokovic. 55 slam in tre – cifra destinata a crescere – e tanti altri record clamorosi. Godiamoceli finché possiamo, senza trovare scuse per criticarli, denigrarli o darli per scontato. Teniamo gli occhi aperti e non dimentichiamo ciò che viviamo. Perché potremmo essere i testimoni di qualcosa di unico. Anzi, già lo siamo stati e lo siamo tuttora. SEMPLICEMENTE VOI

4. Uno sport impronosticabile

Con “uno sport impronosticabile” non mi riferisco al tennis in generale, ma in particolare al tennis femminile. Non fraintendetemi, non sto dicendo che le ragazze giochino uno sport diverso rispetto ai loro colleghi. Semplicemente l’assenza di un punto fermo o di una dominatrice, come può esserlo stato in passato Serena, rende questo sport impossibile da pronosticare e lo rende più unico che raro. Ipotizzare l’ascesa e i miglioramenti di qualche giocatrice appare plausibile, ma pensare che una giocatrice che perde il primo set del torneo 6-0 arrivi ad un passo dal vincere francamente no. Così come che la numero uno del mondo possa perdere in semifinale con il punteggio di 7-6 7-5 dopo aver avuto due set point in entrambi i parziali. Instabilità e competitività. Probabilmente sono queste le parole più adatte per descrivere l’attuale momento del tennis femminile. 1X2?

5. Nick Kyrgios quando ha voglia

Ha superato tre turni. Ha messo a segno 100 aces. Ha reso fiera la sua gente. Ha regalato sorrisi e speranza a persone che hanno perso la casa. Che hanno perso i loro cari in quei maledetti incendi. Si è dato da fare a livello economico per non far mancare il suo apporto. Ha dato spettacolo contro il numero uno al mondo. Si è commosso. Ha fatto commuovere tutto il mondo. Ha ricordato nel modo migliore un campione e un esempio di vita come Kobe Bryant. Ha dimostrato di avere un cuore grande. Di non essere quel cattivo ragazzo, come da tutti etichettato. L’ha fatto per l’Australia. E ciò significa tanto. Mettere l’interesse comune davanti al proprio. Sacrificarsi. Sembra strano a dirsi ma per qualcuno anche giocare a tennis seguendo le regole può essere un sacrificio. E a prescindere se ciò sia giusto o meno, lui si è sacrificato. Perciò CHAPEAU 

Kyrgios Bryant

6. La sentenza Milos

Le stagioni di Milos Raonic ormai si possono riassumere in tre parole: infortuni, aces e Australian Open. Potrà sembrare una cosa di poco conto, ma i numeri del canadese nello slam australiano sono roba da capogiro. A Melbourne Park, Raonic ha raggiunto almeno i quarti di finale in cinque edizioni su sei dal 2015 ad oggi. Il 2020 è stato il quinto anno che lo ha visto tra i migliori otto. Non un dato così banale per un giocatore incostante e spesso falcidiato dagli infortuni. In totale il canadese vanta 31 vittorie a fronte di 10 sconfitte nello slam della terra dei canguri. E quest’anno, se non fosse stato per Djokovic, chissà dove sarebbe potuto arrivare. Ne sanno qualcosa Tsitsipas, semifinalista l’anno scorso, e Cilic, finalista nel 2018. E anche chi ha dovuto portare il conto dei suoi 100 aces. SOTTOVALUTATO

7. Che sfortuna, ragazze!

Il tennis italiano, in ambito femminile, non sta attraversando un buon momento e su questo non ci piove. C’è da dire, però, che la dea bendata non sta facendo nulla per far sì che le cose vadano meglio. Non si tratta di trovare delle scuse, bensì di sdrammatizzare e cercare di essere ancora più motivati a rialzarsi. Fatto sta che Martina Trevisan ha brillantemente superato le qualificazioni, battendo all’ultimo turno Bouchard, per approdare nel main draw. Chi trova al primo turno? La futura campionessa Kenin. Vabbè, sarà andata meglio alla giovane Cocciaretto? La risposta è Angelique Kerber, vincitrice nel 2016 e giustiziatrice anche di Camila Giorgi al terzo turno. Su tanti sorteggi abbordabili, le italiane hanno pescato due delle tre teste di serie disponibili, peraltro le due con la classifica più alta. LOURDES

8. Gli arbitri

Come spesso accade negli eventi più importanti, l’Australian Open è stato anche lo slam degli arbitri. Prima la serba Marijana Veljovic, sulla sedia per abitrare Federer-Sandgren, che si è guadagnata la totale approvazione dei social, tanto che persino Eugenie Bouchard ne ha elogiato la bellezza. Poi Aurelie Tourte, arbitro francese in grande ascesa, che si è sentita dire di “non apprezzare il bel tennis” da Rafa Nadal, contrariato dal time violation ricevuto al termine di uno scambio, a suo dire, molto duro. Infine, il caso più eclatante, in finale. Il francese Damien Dumusois punisce due volte nello stesso game, sempre per violazione di tempo, Novak Djokovic, il quale se la prende e al cambio campo gli dà una pacca sulla scarpa, accusandolo di voler essere protagonista. La verità è che per quanto il tennis possa cambiare ed evolversi, quelle persone sedute sul seggiolone non saranno mai dei semplici segnapunti. THANK YOU, PLAYERS ARE READY 

9. Il tennis è uno sport per tutti

Probabilmente a causa della nostra mentalità calcistica, o comunque legata a sport di squadra, ciò ci sembrerà strano, eppure una tennista di Andorra ha vinto l’Australian Open Junior. Effettivamente in parte strano lo è, dato che Andorra ha circa 85.000 abitanti e, probabilità alla mano, meno persone ci sono più è difficile che nasca un campione. Il bello del tennis però è anche questo. Non serve una squadra composta da undici giocatori per qualificarsi ai Mondiali, ma basta un singolo atleta di livello per portare in alto una bandiera, anche non molto conosciuta. E così la liechtensteinese Stephanie Vogt o il monegasco Benjamin Balleret non sono più casi isolati o comunque così clamorosi. Se in altri sport sarebbe impossibile ipotizzare un traguardo così importante raggiunto da una nazionale così piccola, nel tennis invece succede e Victoria Jimenez Kasintseva ne è la prova. BONA SORT

10. Cuori on fire!

Non potevo chiudere questo articolo senza ringraziare tutti coloro che si sono dati da fare per dare una mano ad un paese in difficoltà. Indubbiamente, a livello economico, il supporto di cui il mondo del tennis si è reso protagonista non è stato indifferente, ma anche la vicinanza non è stata da meno. Con dei piccoli ma in realtà grandi gesti, i giocatori hanno manifestato il loro affetto alla popolazione australiana ed hanno regalato loro due settimane di gioia ed entusiasmo. Il paese si rialzerà – ne siamo certi – ma sapere di non essere soli in momenti del genere, così complicati, fa davvero la differenza. Sono queste le azioni che mettono in luce la classe di questo sport, l’eleganza che lo contraddistingue. Davvero bello anche il gesto di omaggiare i pompieri prima della finale Viva l’Australia. Viva gli Australian Open. Viva il tennis. VIVA LA VIDA

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