Quando il ranking è solo un numero

Come riporta Luca Brancher, il livello medio della classifica dei semifinalisti maschili è il più alto (o il più basso) da 19 anni.

di Michele Alinovi, @MicheleAlinovi1

No, non vedremo il tanto atteso Fedal, il tanto atteso scontro fra Nadal e Federer in finale. Se l’anno scorso era senza dubbio un incontro inatteso, viste le condizioni dei due campioni nei mesi precedenti, nel 2018 sembrava quasi scontato. L’infortunio di Nadal nella partita contro Marin Cilic ha però vanificato ogni speranza. Ancora in corsa Roger Federer, n. 2 del mondo, attualmente il superfavorito. Eppure, gli altri tre semifinalisti sono dei veri e propri outsider: parliamo del 21enne Hyeon Chung, n. 58 del mondo ed esecutore di Novak Djokovic e Alexander Zverev, vera e propria rivelazione del torneo. Non è comunque da meno la stellina britannica Kyle Edmund, classe ’95 e n. 49 del mondo, che ha avuto ragione del nostro Andreas Seppi e di Grigor Dimitrov. Si può parlare relativamente di sorpresa, invece, per quanto riguarda Marin Cilic, classe ’88 e n. 6 del mondo, che vanta già un titolo Slam agli Us Open conquistato nel 2014, il quale però ha superato contro pronostico il n. 1 del mondo spagnolo.

Come riporta l’esperto di statistiche Luca Brancher, la media del ranking dei semifinalisti degli Australian Open è la più alta addirittura dal 1999, ben 19 anni fa: 29 è la media ranking, mentre nel 1999 era addirittura 39 (allora i semifinalisti erano Tommy Haas, Evgenij Kafel’nikov (vincitore), Thomas Enqvist (finalista) e Nicolàs Lapentti.

Dopo oltre dieci anni di dominio incontrastato dei Fab Four, vederne solo uno – e il più anziano – nella rosa dei semifinalisti fa un certo effetto. A conti fatti, a guardare questo primo Slam, sembra che davvero si stia verificando quel cambio generazionale e la comparsa di nomi nuovi anche se i maggiori candidati a prendere il posto dei grandi – Dominic Thiem, Sascha Zverev e Andrej Rublev – hanno deluso. Un’altra considerazione da fare è che questi presunti ricambi generazionali non sono dovuti a una mancanza di competitività fisiologica dei più forti, ma da infortuni e guai fisici presenti o passati da poco, com’è il caso di Nadal, Djokovic, Wawrinka e Murray, assente.

La media sale di molto se si parla del tabellone femminile. Le quattro semifinaliste sono Simona Halep (n. 1 Wta), Caroline Wozniacki (n. 2), Angelique Kerber (n. 16) e Elise Mertens (n. 36) e la media del ranking Wta è 13,7. Solo la belga può essere definita una grande outsider, mentre le altre tre non destano grande sorpresa.

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