Alexander Bublik: il talento ritrovato tra successi europei e il sogno delle ATP Finals

Il 2025 segna la rinascita di Alexander Bublik: tra successi in Europa e una nuova maturità, il kazako punta le ATP Finals. Ma il cemento americano resta la sua sfida più grande.
PARIS, FRANCE - June 04: <> at Roland Garros on June 04, 2025 in Paris, France.
PARIS, FRANCE - June 04: <> at Roland Garros on June 04, 2025 in Paris, France.

Un’estate da protagonista: la rinascita di Bublik

Alexander Bublik ha finalmente smesso di essere un talento incompreso e ha cominciato a riscrivere la sua narrativa da protagonista del tennis mondiale. Dopo anni vissuti tra lampi di genio e lunghe ombre, il 2025 ha segnato una svolta per il kazako di origine russa. In appena tre mesi – da maggio a luglio – Bublik ha raccolto tre titoli ATP (Halle, Gstaad, Kitzbuhel) e un Challenger 175 a Torino, mostrando una continuità finora inedita per il suo stile di gioco.

Il bilancio parla chiaro: 22 vittorie su 25 partite, un rendimento mai visto prima nella sua carriera. L’ascesa nel ranking ATP lo ha portato fino al numero 25, con una posizione nella Race to Turin ancora più rilevante: dodicesimo, a meno di 600 punti dall’ottavo posto utile per le Nitto ATP Finals. Un traguardo che fino a qualche mese fa sembrava pura utopia, e che ora invece è alla sua portata.

Dall’Europa alle Finals: un cammino costruito sulla concretezza

Bublik ha finalmente imparato a vincere anche dove non c’è il glamour dei grandi palcoscenici. Dopo anni di risultati altalenanti, è nella solidità dei tornei ATP 250 che ha costruito questa nuova versione di sé stesso. A Torino, nel Challenger di maggio, era arrivato con un solo obiettivo: la vittoria. “Non mi aspetto altro che vincere”, aveva dichiarato. E da lì in avanti, quel mindset lo ha accompagnato nei trionfi sulle Alpi.

Tra le sue imprese spicca il successo sull’erba di Halle, dove ha battuto Jannik Sinner, allora numero 1 del mondo, per poi imporsi su Daniil Medvedev in finale. Anche se l’azzurro non era al massimo della forma, il modo in cui Bublik si è preso quella partita non ammette sminuimenti. Quello che colpisce però non è tanto la vittoria contro un big, quanto la capacità di dominare i tornei minori, perdendo un solo set tra Gstaad e Kitzbuhel.

Il nodo cemento: il tallone d’Achille americano

Se l’Europa ha segnato la sua rinascita, il Nord America resta una terra inesplorata – e spesso ostile – per Alexander Bublik. Il suo rapporto con il cemento statunitense e canadese è da sempre complicato. Dai primi turni deludenti a Toronto e Winston-Salem, fino all’assenza sistematica a Cincinnati (anche nel 2025), il kazako non ha mai trovato continuità su questa superficie.

La scelta di saltare il Masters 1000 di Cincinnati quest’anno non è casuale, ma parte di una strategia precisa: conservare energie per lo US Open, dove in passato ha raccolto poco (un terzo turno nel 2019) e che ora rappresenta un banco di prova decisivo per le sue ambizioni. Il cemento americano è una superficie democratica, dove il servizio – sua arma principe – viene spesso neutralizzato dalle risposte sempre più incisive dei top player. A questo si aggiungono le mille distrazioni dei tornei oltreoceano, che in passato ne hanno minato la concentrazione.

Bublik e la sfida con se stesso

Alexander Bublik ha 28 anni e un talento che nessuno ha mai messo in discussione. Il suo problema, semmai, è sempre stato la gestione mentale. Anche nei momenti di massimo splendore, come i quarti al Roland Garros o le vittorie in Austria e Svizzera, ha mostrato un’incredulità che lascia trasparire un’irrisolta lotta interiore. “Non credo a quello che sto facendo”, ha ammesso dopo il titolo a Kitzbuhel.

Il vero enigma, quindi, non è tecnico né fisico. Il kazako ha ormai dimostrato di potersela giocare con tutti, esclusi forse i soli Sinner, Alcaraz e un Djokovic in forma. Il punto è se riuscirà a fare pace con il proprio talento, come sembrerebbe aver fatto nei mesi europei. E soprattutto: quanto durerà questa tregua?

Verso lo US Open e oltre: la stagione si decide ora

Con una nuova maturità nella gestione del calendario e una consapevolezza tattica più acuta, Bublik si avvicina allo US Open come uno degli outsider più intriganti del circuito. Nonostante un passato complicato sul cemento nordamericano, il 2025 potrebbe segnare l’anno della svolta anche su questa superficie.

Dopo New York, si aprirà per lui la stagione indoor, terreno su cui ha già dimostrato di poter brillare. È lì che potrebbe giocarsi gli ultimi punti decisivi per entrare tra i magnifici otto delle ATP Finals di Torino. Un cerchio che si chiuderebbe idealmente proprio dove tutto è iniziato: da Torino a Torino, per trasformare una promessa eterna in realtà concreta.

Potrebbe interessarti anche...

NEWS

PIù POPOLARI