Auguri a Paul Annacone, il coach che ha vinto due volte “il settimo Wimbledon”

Auguri a Paul Annacone, il coach che ha vinto due volte “il settimo Wimbledon”

Celebrazione dell’ex tennista e figura fondamentale della carriera di Pete Sampas, che con lui ha vinto gli ultimi cinque titoli a Wimbledon. A quota sette, dodici anni dopo, Annacone ha portato anche Federer, confermandosi tra i migliori allenatori della storia.

di Samuele Diodato

Proprio quando è impossibile parlare della tecnica, ed è impossibile parlare di tennis giocato, col circuito fermo almeno fino a giugno a causa della pandemia di Covid-19, ci viene in soccorso il calendario. Il 20 marzo è il compleanno del coach più importante e influente nel tennis tra la metà degli anni ’90 e la prima metà dello scorso decennio. Quest’anno, Paul Annacone compie 57 anni. In questo pezzo celebrativo ripercorriamo la sua carriera di tennista professionista e cerchiamo di analizzare i metodi che l’hanno portato in cima al mondo come coach. Nel suo libro del 2017, come altri colleghi in passato, si cimenta in un parallelismo tra la vita quotidiana ed il tennis che può essere d’ispirazione.

LA STORIA – Nel 1963, Paul nasce da una famiglia di origine italiana nella contea di Suffolk, Stato di New York. Il primo ad influenzarlo, ad otto anni, è coach Withey Joslin. A 13 anni va però da Nick Bollettieri, che nei cinque anni di accademia gli insegna la disciplina e lo migliora moltissimo a rete. All’Università del Tennessee, poi, lo segue Mike De Palmer, ma anche il fratello Steve, figura fondamentale della sua vita. Sul campo i successi maggiori li ottiene in doppio, ma non sfigura affatto in singolo. Nel 1984 diventa professionista e raggiunge subito i quarti a Wimbledon, col suo gioco fatto di serve ‘n volley e chip ‘n charge in risposta. Nel 1985 arriva al 12esimo posto del ranking e da lì al 1992 conquista tre titoli Atp. In doppio, invece, disputa venti finali e ne vince quattordici. Proprio nel 1985 arriva il momento più emozionante, quando in coppia con Christo Van Rensburg vince agli Australian Open. Dopo sette titoli e il best ranking di numero 3 nel 1987, si separa dallo storico partner, ma continua con buoni risultati. Anno degno di nota è il 1990, quando con David Wheaton trionfa agli Open del Canada e si ferma solamente in finale agli Us Open. Abbandona il singolare due anni più tardi, ma in doppio continua e conquista due titoli anche nel 1993. Nel circuito gode di moltissima credibilità, e quando Pete Sampras perde l’amico e coach Tim Gullickson malato di cancro, sceglie proprio Annacone a tempo pieno nel suo box. Meglio ancora, sembra essere stato lo stesso Gullickson a far promettere ad Annacone di restare al fianco del giovane Sampras durante la sua malattia. Inizia così uno dei sodalizi più vincenti della storia del tennis, che coincide col miglior momento in carriera di Pistol Pete. Con Annacone al suo fianco tra il 1995 e il 2001, e poi part-time nel luglio 2002, Sampras vince cinque dei sette titoli a Wimbledon (’95, ’97, ’98, ’99, ’00), due allo Us Open (’95 e ’96) e uno allAustralian Open nel 1997. Nello stesso periodo Sampras raggiungerà anche l’unica storica semifinale al Roland Garros nel 1996, oltre a dominare alle Finals, con tre successi tra il 1996 e il 1999. Tra il 2001 e il 2003, l’ex numero 12 Atp diventa anche uomo della USTA come direttore del programma di High Performace. Dall’autunno del 2004 comincia a collaborare anche con Tim Henman. È così che si avvicina anche alla federazione britannica, per cui diventa prima capo allenatore nel 2006 e poi allenatore del team di Coppa Davis, con John Lloyd capitano, dal 2008 al 2010. Si dimette poi, perché la storia chiama Paul Annacone come uomo che lega il fidato Sampras al divino Roger Federer. Tra l’agosto 2010 e il 2012 Federer vincerà quattordici trofei, tra cui quattro Masters 1000 (Bercy nel 2011 e poi Indian Wells, Madrid e Cincinnati nel 2012) e due Atp Finals consecutive tra 2010 e 2011. Annacone è però l’uomo del destino, un destino che si compie l’8 luglio 2012, quando Federer batte Murray ed eguaglia i sette titoli di Sampras a Wimbledon (poi superati nel 2017 con Ivan Ljubicic, che proprio ieri ha compiuto gli anni). Dopo Federer, lo chiama Sloane Stephens nel 2014, ma l’avventura dura solo otto mesi. Nel 2017, solo in occasione della stagione su erba prima dell’infortunio segue Stanislas Wawrinka. I risultati, però, stanno tornando solo negli ultimi due anni, da quando affianca, aiutato da David Nainkin, il connazionale Taylor Fritz. Il 22enne californiano, precocissimo, sta iniziando infatti ora a mostrare i primi segni di grande crescita. L’anno scorso ha vinto il primo titolo Atp ad Eastbourne (a confermare come soprattutto sull’erba Annacone sappia incidere). L’ultima finale persa, a febbraio, contro Rafael Nadal ad Acapulco, gli ha però consegnato il best ranking di numero 24, che non suona ancora come punto di arrivo.

Annacone e Sampras

“Mi sento davvero fortunato di fare parte dell’ambiente. Ho lavorato con grandi giocatori, Roger e Pete. Ma non sono solo grandi giocatori, sono persone migliori. È il motivo per il quale sono ancora in grado di farlo. Il motivo per il quale non sono ancora “cotto”. Se Roger fosse un incubo, non potrei mai, e lo stesso con Pete, non sarei potuto stare al suo fianco per così tanti anni. Un grande ambiente lavorativo è condizione necessaria per fare bene, e con Pete e Roger sono stato fortunato.”

L’ULTIMO LIBRO – È ben consapevole, Annacone, che la fortuna di allenare due differenti leggende del tennis, i più grandi campioni dell’era moderna a Wimbledon, potrebbe non ricapitare a nessuno nella storia. L’aver avuto a che fare con due grandi uomini ancor prima che tennisti, ha peraltro rafforzato in lui la convinzione che gli insegnamenti del tennis possano fare la differenza nella vita. D’altronde: “Non importa quanto sei grande, raggiungi i tuoi picchi e hai alti e bassi. Nel tennis, non puoi nasconderlo, perché dipende a te”, diceE poi conclude: “Per fare ciò devi avere talento, ma anche forza emotiva. Mentre tutti gli altri si fanno prendere dal panico, loro (i campioni) vanno per la loro strada” ed è certo che in queste due componenti, Federer e Sampras sono stati tra i migliori in assoluto. E chi le possiede, riesce nel tennis come anche nella vita. Il suo ultimo libro “Coaching for life” nasce su quella scia: come precisa sul sito, è il frutto dell’esperienza di anni in prima fila sulle tribune di tutto il mondo, ma è qualcosa che può essere applicato anche alla vita quotidiana. Si tratta dell’abitudine al “problem-solving”, abitudine che è allenamento e trasforma grandi giocatori in campioni. Perché dai tempi di Aristotele, noi umani “siamo ciò che facciamo ripetutamente. L’eccellenza non è un atto, ma un’abitudine”. Il libro vuole essere paradigma del vivere diventando la migliore versione possibile di sé stessi e i grandi del tennis mondiale gli danno ragione. Gli allievi storici, ovviamente, spendono parole al miele, ma neanche Chris Evert e Martina Navratilova si risparmiano. Una ricetta, per citare Evert, per tirare fuori il meglio da sé stessi. “Qualcosa non solo per giovani tennisti, ma anche per i loro genitori, per tutti”, conferma la storica rivale.

Paul Annacone

L’ARTE DEL DIALOGOOltre a insegnare, insieme ai suoi assistiti, Annacone stesso ha imparato. Nel tennis bisogna mantenere la propria personalità e metterla in contatto con l’altro. Bisogna fare in modo che un messaggio arrivi a personalità completamente differenti, che col tempo cambiano e migliorano anche un coach. “Negli sport di squadra”, afferma, “si tende a conformarsi di più alla personalità dell’allenatore, mentre nel tennis bisogna essere più malleabili. Ognuno ascolta in maniera diversa, e diversa deve anche essere la strategia con cui far arrivare un messaggio. Uno stile di coaching quasi mai dittatoriale, anzi sempre collaborativo con i tennisti di alto livello. Anche questi lasciano qualcosa al coach, e insieme si punta in una direzione, ci si serve di tutto quello che si è appreso da questo dialogo per divenire tennisti e persone migliori. Il modo in cui ci si pone si basa su chi si ha davanti, ed è sempre stato così nella carriera da coach dello statunitense: “Sampras voleva che gli si parlasse succintamente, Federer e Henman volevano approfondire molto di più le cose”. D’altronde, ha definito il primo una persona solitaria, non esattamente un’animale sociale. “Federer”, dice invece, “è un cittadino del mondo, si trova bene ovunque”. Il tutto è servito a creare a mettere a proprio agio i giocatori, così che anche se gli si parlasse in breve, proprio perché era ciò che gradiva, Sampras riuscisse a vincere Slam a ruota. Solamente con Sloane Stephens ha faticato ad incidere, Paul Annacone. Ma entrambi sono ora amici, grati per la sfida tentata. Giocatori di talento e ambiziosi, tutti quelli allenati dall’allenatore americano, che in misura differente hanno fatto la differenza sui cinque principali attributi che chiede lo statunitense. Oltre al duro lavoro e alla resilienza ovviamente c’è la comprensione del proprio gioco. Ma importante è anche il modo di relazionarsi con le avversità, che sia un avversario più in forma o una chiamata sbagliata. La capacità più importante, poi, è quella di guardare le cose in prospettiva, in cui riesce solo un campione. Comprendere che ogni momento alto non è l’arrivo, così come ogni momento difficile non è la fine del mondo. Gli alti e i bassi sono volatili, imprevedibili. Saperlo è il segreto di una carriera longeva, così come un tale, vastissimo impianto concettuale, ha reso duratura e di incredibile successo la storia di Paul Annacone. È uno dei migliori coach di sempre, e non è ancora finita. Buon compleanno dunque, augurandoci di vederlo presto di nuovo all’angolo di Fritz.

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