Checkpoint Shapovalov

Checkpoint Shapovalov

Nei videogame il checkpoint è un luogo da cui ripartire se si sbaglia o si muore durante le missioni lunghe, per non ricominciare da capo. Stoccolma è il checkpoint di Denis Shapovalov, per la prima volta campione ATP.

di Filippo Gallino, @Pheeling7

Ora che si è tolto il peso della vittoria, non può che trarne giovamento. Denis Shapovalov, wonderkid canadese classe 1999, ha finalmente sollevato al cielo il suo primo trofeo ATP in quel di Stoccolma, sconfiggendo in due set Filip Krajinovic. Il checkpoint è stato finalmente raggiunto, ora bisogna proseguire fino alle stelle.

Un Denis Shapovalov così solido e tenace non si era mai visto: vince un torneo 250 senza perdere nemmeno un set e mantiene una condizione psicologica sempre stabilmente alta. Vero è che ha avuto dalla sua parte un tabellone pressoché agevole (in sequenza: Popyrin, Stebe, Sugita e Krajinovic, neanche un top 50), ma nella sua giovane carriera è stato finora abbastanza sfortunato. Durante i suoi migliori exploit, infatti, ha sempre perso con i vincitori finali: contro Alexander Zverev a Madrid e Montréal 2018, contro Daniil Medvedev a Tokyo 2018 e contro Roger Federer a Miami proprio quest’anno. E neanche a dirlo, le due semifinali raggiunte nel 2019, Winston-Salem e Chengdu, le ha perse rispettivamente contro Hubert Hurkacz (vincitore) e Pablo Carreno Busta (vincitore). Segno che quando Denis Shapovalov gioca bene in un torneo, serve una condizione ottimale per bloccargli la strada fino alla vittoria finale.

E infatti la prima finale l’ha subito fatta sua. Quasi nessun brivido durante l’intero torneo, un braccio che ha viaggiato alla grande e, soprattutto, una grande iniezione di fiducia e consapevolezza nei propri mezzi. Adesso Denis sa di poter vincere e si è finalmente liberato di questo peso: non deve più inseguire la prima vittoria in carriera e può lanciarsi verso un 2020 ancora più concreto dal punto di vista dei risultati. Tra l’altro, il torneo di Stoccolma è lo stesso che nel 2018 lanciò proprio Stefanos Tsitsipas (un anno più grande di Shapovalov), oggi stabile top 10. All’orizzonte, però, ci sono ancora Vienna e Parigi-Bercy, importanti appuntamenti sul cemento in cui il canadese potrà sfruttare la sua condizione attuale per migliorare ancor di più la sua classifica in vista della prossima stagione. E non solo: con i suoi compagni Felix Auger-Aliassime e Milos Raonic forma una delle squadre più forti della Davis Cup, in programma a fine novembre. Dovrà affrontare anche la nostra Italia nel girone, e chissà che non arrivi una sorpresa sulla terra rossa di Madrid.

Proprio come nei videogame più difficili, Denis Shapovalov ha provato e riprovato una missione complicata e lunga. Sta ancora giocando e provando, ma almeno ha raggiunto un punto sicuro – un checkpoint – a metà strada da cui ripartire in caso si perda la retta via. Il checkpoint di Shapovalov si trova a Stoccolma: nel caso in cui non si ricordasse come si vince, sa che l’ha già fatto lì e lo farà ancora. Nel 2020 la sua missione, forse, potrà dirsi completata.

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