Jack Draper, cuore e coraggio al Queen’s: “Ora non sono più una Ferrari col motore di una Toyota”

Jack Draper conquista una vittoria sofferta al Queen’s Club e punta a Wimbledon con fiducia e nuovo equilibrio fisico. “Ora mi sento più solido, non sono più una Ferrari con il motore di una Toyota”.
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La crescita di un guerriero

Sangue, sudore e lucidità. Jack Draper continua la sua marcia al Queen’s Club con una vittoria che vale più dei punti ATP: è una prova di maturità. Il giovane britannico ha superato Alexei Popyrin in un duello durissimo (3-6, 6-2, 7-6(6)) che l’ha visto uscire vincitore grazie a nervi saldi e scelte coraggiose nei momenti chiave.

“Oggi non ero al meglio, non mi sentivo al massimo, ma sono riuscito a venirne fuori e a darmi un’altra possibilità”, ha confessato Draper in conferenza stampa, sottolineando il valore di una vittoria arrivata più con il cuore che con la brillantezza del suo tennis. Se nel turno precedente aveva incantato con colpi spettacolari, contro Popyrin ha mostrato il volto più prezioso: quello del lottatore.

Il dettaglio che cambia tutto

Il momento decisivo è arrivato sul 5 pari del tie-break finale. Draper ha sorpreso tutti cambiando racchetta, un gesto insolito a quel punto del match. “Avevo una racchetta con una tensione leggermente più alta. Mi sembrava che la palla mi scappasse troppo, così ho pensato: ‘Proviamo’”, ha spiegato. La risposta successiva è finita a un soffio dalla linea: punto vinto, due ace consecutivi, un rovescio vincente, e match chiuso tra gli applausi del pubblico di casa.

Wimbledon nel mirino, ma senza ossessioni

Con la sconfitta di Taylor Fritz al primo turno, a Draper potrebbe bastare un’altra vittoria per conquistare il quarto posto nel seeding di Wimbledon. Significherebbe evitare Sinner e Alcaraz fino a un’eventuale semifinale. Un’opportunità ghiotta, ma Draper mantiene i piedi per terra: “È importante, ma non è qualcosa che influisce sul mio approccio. Tutto quello che ho costruito finora è arrivato passo dopo passo. Penso solo a fare il massimo su ciò che posso controllare”.

Il suo obiettivo, ripetuto più volte, è chiaro: arrivare al top per Wimbledon. Non un traguardo ossessivo, ma un cammino da costruire con disciplina quotidiana.

Fisico ritrovato e fiducia crescente

Draper sente che qualcosa è cambiato, soprattutto a livello fisico. Nei mesi scorsi, il paragone automobilistico che usa per descriversi è diventato virale: “Prima ero come una Ferrari con il motore di una Toyota: bello da vedere, ma mi rompevo spesso”. Ora, invece, il lavoro lontano dai riflettori sta dando frutti. “Mi sento più solido, più costante. I match in Australia a inizio anno mi hanno fatto superare un ostacolo. Ho più energia, più fiducia. E il fisico mi sostiene”.

Questa nuova tenuta gli consente di lottare anche quando il tennis non è al meglio, come dimostrato contro Popyrin. “Non penso di aver giocato un gran tennis finora, anche se ho servito bene. I colpi da fondo non sono ancora puliti come vorrei, ma sto crescendo”, ha ammesso.

Il fattore pubblico e la spinta della famiglia

Sul centrale del Queen’s, Draper ha sentito forte l’energia della sua gente. “Il pubblico oggi è stato fondamentale. Non mi sentivo benissimo fisicamente, ma loro mi hanno acceso. Verso la fine sembravano esausti anche loro, ma sono stati decisivi”.

In tribuna anche la famiglia, con un’attenzione speciale: “Non posso perdere davanti a mio nonno. Lui vive ogni punto con me, e sapere che c’è mi spinge a dare ancora di più. Per me, la famiglia è tutto”.

Verso i quarti con fiducia

Ora Draper si prepara per i quarti di finale contro Brandon Nakashima, con l’obiettivo di continuare a crescere giorno dopo giorno. “Ogni match che riesco a giocare qui mi avvicina al livello che cerco. Voglio arrivare pronto a Wimbledon”.

E con un giorno di riposo per recuperare e affinare il feeling sull’erba, il britannico sa che ogni dettaglio può fare la differenza. Compresa una racchetta dalla tensione “magica”, o forse solo la fiducia ritrovata di chi sente di potersela giocare con tutti.

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