Novak Djokovic: il meno amato tra i vincenti

Novak Djokovic: il meno amato tra i vincenti

Il tennista di Belgrado conquista lo Slam n.17, ma i numeri talvolta non bastano a conquistare l’affetto del pubblico. Proviamo a spiegare i motivi che si celano dietro questo “odio” sportivo nei confronti del campione serbo.

di donatomarrese

Novak Djokovic è riuscito ad imporsi sull’austriaco Dominic Thiem in 5 set (6-4,4-6,3-6,6-3,6-4), rimontando 2 set a 1, riuscendo a conquistare il diciassettesimo Slam della carriera, l’ottavo qui in Australia, mantenendo la striscia immacolata di 8 vittorie su 8 finali giocate. Il campione serbo, così facendo, si è portato a -2 da Nadal e a -3 da Federer nel conteggio dei Major. I numeri così descritti sono impressionanti, soprattutto se si considera che da qui ai prossimi due anni, i tre tenori possono incrementare il numero dei loro Slam. Nonostante però le imprese di questi campioni, la sensazione è che uno Slam vinto da Djokovic non susciti la stessa emozione di un Major vinto da Federer o Nadal. La dimostrazione di questa mia affermazione si è intravista nel match di oggi, quando la stragrande maggioranza dei tifosi australiani tifava Thiem, e non il campione serbo, seppur quest’ultimo avesse vinto già 7 volte a Melbourne!! Se si confrontassero i numeri dei due contendenti odierni, al povero Thiem verrebbe lo sconforto: in fondo, Nole ha vinto SOLTANTO 17 Slam, 33 titoli 1000, 5 Masters in più dell’austriaco, che sarà mai? Chi è Thiem rispetto a Djokovic? Perché io tifoso, dovrei prendermi la briga di tifare Thiem, rispetto alla netta superiorità dei numeri del serbo?

Scusate, ho finito le domande retoriche, non riesco ad essere più ironico di così. La risposta molto probabilmente va ricercata nel periodo di transizione in cui si è inserito Novak Djokovic: il serbo infatti, sin dal 2010, ha rappresentato l’alternativa al duopolio, formato da Roger Federer e Rafael Nadal. Fino a quegli anni, era consueto aspettarsi che lo svizzero e lo spagnolo si contendessero i 4 Slam; invece nel 2010 e nel 2011 successe qualcosa che avrebbe consacrato al mondo la “nemesi”, Novak Djokovic: per due semifinali consecutive allo Us Open, Federer fu sconfitto dal serbo, sprecando in entrambe le partite 2 match points. Nel 2012, il serbo vinse l’Open dell’Australia, battendo dopo quasi 6 ore di partite Rafael Nadal. La chiave quindi della quaestio va ricercata in queste tre partite, dove il tennista di Belgrado era riuscito ad imporsi in maniera brutale, salvando addirittura match points alle due divinità che in quel momento dominavano il tennis giocato. Nella celebre finale di Wimbledon dello scorso anno, famosa per i 2 match points sprecati da Federer, tutto il Central Court era a favore dello svizzero, gridando “Roger, Roger!”. Alla fine di quella partita, il serbo spiegò di aver immaginato che il pubblico gridasse “Novak, Novak!”.

Di una cosa sono certo: “Djoker” non conquisterà mai la popolarità degli altri 2, in quanto Federer e Nadal sono riusciti a portare il tennis ad una popolarità mai raggiunta; questo astio nei confronti del serbo deriva forse dalla paura che Djokovic possa scalzare i record conquistati dagli altri 2. Non si spiegherebbe diversamente il tifo spropositato a favore di Thiem: non che il tennista austriaco non sia popolare, ma la sensazione è che almeno i 2/3 di coloro che lo tifavano oggi in realtà erano tifosi di Federer e Nadal, che speravano che il serbo non aggiungesse alla sua bacheca un altro Slam.

Infine, Djokovic si rende molto spesso protagonista di alcuni comportamenti, che non sono consoni degli altri 2: oggi, il serbo ha inveito contro il giudice di sedia, per avergli comminato 2 warning per “time violation”: il serbo, stizzito, gli ha risposto: “bravo, sei diventato famoso”.

Intanto, però il serbo vince un altro Slam e si porta sempre più vicino agli altri 2; nel caso in cui Djokovic dovesse superare Federer e Nadal nel numero degli Slam, potremmo assistere ad un evento incredibile: all’apoteosi del vincente tra i vincenti, destinato ad essere il meno amato di sempre.

Di Donato Marrese

 

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