Tanto pubblico e tanto spettacolo, la nuova Atp Cup è quasi perfetta

Tanto pubblico e tanto spettacolo, la nuova Atp Cup è quasi perfetta

Chi ha superato le aspettative e chi ha deluso. Chi è in forma e chi è rimandato. I (tanti) pro e contro della nuovissima Atp Cup, su cui la Serbia ha firmato uno storico successo.

di Samuele Diodato

Vince la Serbia e vince il tennis. Vince Novak Djokovic da leader e l’Atp Cup conquista quasi tutti. Si chiudono i primi dieci giorni della stagione tennistica 2020. Dalla Coppa Davis alla Atp Cup cambia tutto, in termini di risultati: la Serbia passa dalle lacrime drammatiche del quarto perso con la Russia alle lacrime di gioia che si incidono e aprono l’albo d’oro della nuova competizione a squadre targata Atp. La formula, simile a quella della Davis, potrebbe anche cambiare, ma l’organizzazione è, almeno dall’esterno, impeccabile. L’Australia è abituata al tennis a gennaio, e la fase iniziale divisa tra Sydney, Brisbane e Perth, è affascinante e attira pubblico. Le zone d’ombra rispetto alla nuova Davis sono molte meno, ma la grande vicinanza tra due eventi quasi uguali rimane una questione molto complicata.

A novembre, a Madrid, fu Rafael Nadal a dominare la scena, guidando tutti i compagni verso l’Insalatiera. Tra Brisbane e Perth, che sembrano Belgrado per le tante bandiere e magliette della Stella Rossa, è Djokovic il condottiero che solleva il nuovissimo trofeo con la sua squadra. È lui a fare la differenza, ma la vittoria arriva anche grazie alle straordinarie prestazioni di Dusan Lajovic, al miglior tennis in carriera, e Viktor Troicki. In coppia con quest’ultimo, Djokovic completa la rimonta sulla Spagna in finale e chiude in maniera stupefacente il primo torneo dell’anno. Il numero 2 del mondo porta a casa tutti e sei i singolari oltre ai doppi contro Francia e Spagna. Inizia battendo un ritrovato Kevin Anderson e finisce superando ancora una volta sul cemento Rafa Nadal. Nel mezzo, tre altre grandi vittorie su Gael Monfils, Denis Shapovalov e Daniil Medvedev. Troicki è l’uomo dei doppi con cinque vittorie, tre insieme anche a Nikola Cacic. Dalla panchina invece gioiscono Nikola Milojevic e Nenad Zimonjic, scelto ancora capitano dopo la Davis.

Atp Cup 2020 Serbia

La Spagna si conferma uno dei team più completi e cumula un’altra finale, ma Nadal perde da Djokovic e rinuncia al doppio. Senza di lui, Feliciano Lopez e Pablo Carreno Busta non riescono a contrastare la maggior personalità e intesa degli avversari, che si impongono meritatamente. A difesa della Rojigualda spicca però un grande Roberto Bautista Agut, che vince sei partite senza perdere set. Nadal inizia benissimo nel girone a Perth, ma poi si adatta male a Sydney per la Final 8 e prima di Djokovic perde anche da David Goffin nei quarti contro il Belgio. Promossa ovviamente anche la Russia, che a differenza della Davis cambia Andrey Rublev con Medvedev, ma arriva ancora in semifinale. Karen Khachanov è in buona forma e non rende mai necessario il doppio, fermandosi solo nella semifinale contro Lajovic. Medvedev si conferma molto costante, e perde solo da Djokovic dopo tre set durissimi. Escono forti e più grandi dalla prima settimana dell’anno Shapovalov e Alex De Minaur, guidando Canada e Australia rispettivamente in quarti e semifinali. Il primo rafforza le convinzioni acquisite sul finire di 2019 e si piega solo davanti a Djokovic e “Demon”. Quest’ultimo fa ancora di più del coetaneo, e sembra oramai aver cominciato la personale “Stairway to heaven”. Nella Final 8 perde i due singolari contro Daniel Evans e Nadal, ma soprattutto contro lo spagnolo stupisce il mondo, tenendo un ritmo e un tempo sulla palla degno di un fuoriclasse per due set interi.

Oltre al britannico e al già menzionato Goffin, da evidenziare anche il torneo di Anderson, Hubert Hurkacz, Casper Ruud e Yoshihito Nishioka. A difesa del Sudafrica, l’ex finalista di Wimbledon, torna dopo sei mesi superando a pieni voti le prime prove. All’esordio perde con un doppio tie-break da Djokovic. Poi lascia solo tre giochi a Christian Garin e rimonta vincendo 7-6 al terzo contro Benoit Paire. Se non completamente, in effetti, Anderson sembra essersi ripreso molto bene. Esce dalla prima settimana con una enorme dose di fiducia. Ha alzato il livello e tenuto quando Nole gli lo ha chiesto, mollando non senza rimpianti, e forse disabituato, nei momenti clou. Infine ha ritrovato estrema solidità al servizio, e ha verificato con successo la tenuta fisica piegando Paire in poco più di due ore e mezza. Dei nomi fuori dalle prime posizioni del ranking, ad alzare più di tutti la voce è stato proprio Hurkacz. Per lui tre successi pesantissimi su Borna Coric, Diego Schwartzman e Dominic Thiem, gli ultimi due in rimonta. Ruud e Nishioka, invece, hanno difeso benissimo Norvegia e Giappone, perdendo rispettivamente solo da Nadal e Medvedev, e con un punteggio tutt’altro che netto (6-3 7-6(6) e 7-6(4) 6-4). Punti pesantissimi soprattutto per il primo con le vittorie su John Isner e Fabio Fognini. Guidata dal ligure, l’Italia si illude nella prima giornata contro la Russia, ma non riesce a rientrare tra le due migliori seconde dopo aver battuto Norvegia e Stati Uniti. Il 33enne va ad alti e bassi, e uno splendido primo match perso da Medvedev, viene asfaltato da Ruud. Stefano Travaglia vince due partite, contro Taylor Fritz la migliore in carriera, ma differenza set non ci lascia scampo.

Hubert Hurkacz Atp Cup 2020

Tra gli altri Top-10, manca ancora qualcosina a Stefanos Tsitsipas e Thiem: due sconfitte per entrambi nel girone, ma in match molto combattuti. La seconda del greco, dopo Shapovalov, è arrivata con Nick Kyrgios. Luci e ombre per lui nella prima Atp Cup della storia, e forse una condizione fisica non ancora ottimale: nonostante la battaglia con il greco e i punteggi netti su Jan-Lennard Struff e Cameron Norrie, il campione di Acapulco ha saltato la prima sfida con il Canada e perso piuttosto severamente da Bautista Agut. Forma ancora da verificare anche per Gael Monfils, autore di un buon match contro Garin e di un super primo set contro Djokovic, ma assente contro il Sudafrica. È atteso a Melbourne anche Grigor Dimitrov, che fisicamente sembra al top, ma dopo aver battuto Evans e Radu Albot si è mostrato discontinuo, patendo la rimonta da Goffin nonostante un superbo primo parziale. Coric resta invece un grande punto interrogativo, perché dopo una performance maiuscola contro Thiem, ha raccolto quattro game contro Hurkacz e Schwartzman.

Bocciati alla prima uscita invece John Isner, Felix Auger-Aliassime e Alexander Zverev. Il canadese è l’unico ad aver raccolto una vittoria, ma contro il numero 486 del mondo Michail Pervolarakis. Per il resto, solo sei giochi vinti contro John Millman e poi Lajovic nei quarti, e addirittura cinque contro Struff. Probabilmente, dopo il problema nel finale di stagione, non è riuscito a lavorare al meglio nella off-season, trascinandosi qualche fastidio. Pur con l’attenuante degli avversari di altissimo livello, tra i più attesi il peggior giocatore è stato sicuramente il tedesco. Dopo un buonissimo primo set contro De Minaur, ne ha persi sei di fila tra l’australiano, Tsitsipas e Shapovalov più volte apparso in grave crisi, tennistica e mentale.

Alexander zverev Atp Cup 2020

Quello che più è rimasto dell’Atp Cup però è stata la possibilità di vedere in azione, sin dalla prima settimana, per la prima volta tutti insieme, i più grandi giocatori del mondo. Un fattore che attira una cornice consistente di pubblico e crea tanto, tantissimo spettacolo. In dieci giorni di gara si sono registrati più di 200mila spettatori, e per partite tutt’altro che banali. Fognini contro Medvedev, Shapovalov contro De Minaur, Tsitsipas contro Kyrgios e Thiem contro Coric nei gironi. Poi Shapovalov contro Djokovic, De Minaur contro Nadal e il secondo set tra le due leggende in finale. Senza dimenticare il doppio nei quarti tra Australia e Gran Bretagna. Tutti match di altissima fattura, e che per tanto tempo abbiamo sognato di vedere sin dalla prima settimana, e non solo all’Australian Open. È questa una delle marce in più della Atp Cup rispetto alla ridisegnata Coppa Davis. D’altro canto però, con giocatori lontanissimi dalle prime posizioni quali i secondi singolaristi di nazioni che faticano a produrre giocatori come Grecia, Bulgaria, Moldavia, Georgia e Uruguay, si creano anche casi di partite completamente squilibrate, rischiando di falsare la competizione. Basti pensare che Bautista Agut, nel suo cammino perfetto, ha affrontato in successione il numero 678 Atp, Aleksandr Metreveli, ed addirittura un giocatore senza classifica quale Franco Roncadelli, che ha giocato lo scorso novembre il primo match in un Challenger. Nella sfida tra Bulgaria e Moldavia, poi, il primo singolare ha visto protagonisti Dimitar Kuzmanov, 417 Atp, e Alexander Cozbinov, numero 816 del ranking.

Questo potrebbe indurre gli organizzatori anche a cambiare qualche criterio di qualificazione, tenendo magari conto o dei migliori due singolaristi o del rendimento della nazione in doppio. Da questo punto di vista, potrebbe tornare forte l’idea di una fusione tra le due competizioni. La Davis ha il proprio ranking, tenendo conto dei risultati di una federazione nelle precedenti edizioni. Così infatti si spiega l’assenza a Madrid dell’Austria di Thiem e della Grecia di Tsitsipas, seppur entrambi abbiano tentato di qualificare la propria squadra nelle eliminatorie iniziali. L’Atp Cup risulta naturalmente meno discussa, non avendo una propria storia precedente, con delle tradizioni modificate molto velocemente. Al di là di questo, però, l’organizzazione dell’Atp, più esperta, batte nettamente quella di Kosmos. I gironi da quattro squadre annullano praticamente il rischio di forfait. E la durata del torneo di dieci giorni aiuta non poco, concedendo ai giocatori giorni alternati di riposo fino a prima della fase finale. L’uso di tre impianti differenti, inoltre, garantisce non solo più pubblico, ma una maggiore facilità nella gestione. Gli orari, disputando anche qui sei partite per campo, restano complicati per gli australiani e per i giocatori. Ma in quel contesto pesano molto di meno rispetto a quelli della Davis, svolgendosi quando nell’emisfero australe è estate. Un torneo così competitivo e dispendioso, per la prima volta nella storia collocato all’inizio dell’anno, potrebbe oltretutto portare via molte energie a chi vi arriva in fondo, penalizzandoli in vista degli Australian Open. E la situazione rischia di essere ancora peggiore per chi ha giocato anche la Davis, che accorcia di un’altra settimana la off-season. Potrebbe essere questa un’altra delle ragioni per cercare una fusione tra le due manifestazioni, direzione verso cui sembrano voler andare anche i giocatori. Giocatori che in ogni caso hanno sentito la responsabilità di rappresentare la propria nazione e hanno mostrato uno spirito di squadra degno solamente, appunto, della Coppa Davis. La panchina con tutti giocatori della squadra, e non solo l’allenatore, è una novità molto interessante, e nel bene e nel male crea scene mai viste prima su un campo da tennis. Il giocatore in campo ascolta più voci, può aver più consigli da diversi compagni. Il trasporto con cui si vive la sfida, a bordocampo, si nota ancora di più, e molte panchine sono state punite per la condotta antisportiva. Spettacolo, voglia, impegno, non solo a caccia della gloria, ma anche degli ace, quelli veri, più belli e più importanti: dopo la donazione di 100 dollari australiani per ogni ace nel torneo, a favore della campagna #Aces4BushfireRelief, i giocatori hanno annunciato attraverso Novak Djokovic di voler donare altri 725mila dollari australiani per aiutare il WWF a fronteggiare gli incendi che stanno uccidendo l’ecosistema australiano.

Atp Cup Wwf
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