La storia di Wimbledon – dagli anni ’40 agli anni ‘70

La storia di Wimbledon – dagli anni ’40 agli anni ‘70

Il torneo più famoso al mondo. La sua storia è il motivo della sua grandezza

di Andrea Fossale

Riprende la storia del torneo di Wimbledon.

1946. La seconda guerra mondiale è da poco finita, ma sono ancora evidenti i segni del suo drammatico passaggio. C’è molto da ricostruire in termini di strutture e anche in termini di giocatori. Nonostante i giocatori deceduti nel conflitto siano molti meno rispetto alla prima guerra mondiale, una generazione di giocatore è sostanzialmente perduta. Wimbledon però non può fermarsi e quindi si gioca. A rendere tutto più complicato è anche la divisione tra circuito professionistico e amatoriale: Wimbledon apparteneva al circuito amatoriale e per questo molti grandi giocatori non vi presero parte a lungo, fino al 1968, quando venne eliminato la distinzione.

Con questi presupposti, Wimbledon vivrà anni di grande instabilità, segnata da tanti diversi vincitori principalmente americani e americane. In campo maschile, Jack Kramer, Dick Savitt e Budge Patty la fanno da padrone, vincendo 7 edizione sulle 10 del decennio. In campo femminile, lo stesso identico discorso: Margaret Osborne, Doris Hart e Shirley Fry saranno le dominatrici del decennio. Momento di transizione questo per Wimbledon, in cui nessun grande giocatore riesce ad imporre il suo dominio come succederà in futuro. Sono gruppi di giocatori della stessa nazionalità che prendono in mano il torneo. Lew Hoad dall’Australia apre la stagione del dominio australiano. L’australiano è uno dei più grandi di sempre del tennis, giocatori di completezza e talento fuori dal comune, autore del grande slam e, al netto dei non pochi infortuni, uno dei signori indiscussi del gioco. Lew vincerà due volte di fila e poi passerà il testimone ad un’altra leggenda down under: Rod Laver. Già, quello cui è intitolato il campo principale degli Australian Open.

Un’altra leggenda, un altro mostro sacro del tennis a vincere il torneo. Laver vincerà il torneo 4 volte in totale ed è ancora oggi il simbolo per antonomasia del dominio australiano sul tennis anni 50-60. Un fulmine nel cielo sereno d’Australia arriva con Manolo Santana. Santana è uno spagnolo e come da tradizione la terra è la sua comfort zone, mentre i verdi campi in erba gli generano una certa qual allergia. Tuttavia, Manolo vince il torneo nel 1966. Le cose cambieranno a breve. Il 1968 è un anno di svolta nella cultura mondiale e anche il tennis ne viene travolto. Finisce la distinzione tra dilettanti e professionisti e ha inizio la cosiddetta “Era Open”. A Wimbledon tornano i professionisti. Ci sono tutti: Kramer, Rosnewall, Pacho Gonzalez. Il ritorno è amaro per loro. Escono tutti nelle prime fasi del torneo. A vincere è Rod Laver, leggendario in finale contro Tony Roche. Si parla sempre Aussie a Wimbledon in quegli anni. Laver ha sempre amato mettere il suo nome nella storia del tennis e, infatti, puntualmente, lo scrive sul primo Wimbledon dell’era open. Ovviamente, Rod si conferma l’anno successivo ma non potrà più farci nulla. Joh

Rod Laver e Roger Federer

n Newcombe from Australia si prenderà il torneo per i due anni successivi. Sono anni avvincenti, ricchi di giocatori fantastici e iconici. Stan Smith, forse lo avete già sentito da qualche parte, vincerà il torneo nel 1972, lo seguirà Jimmy Connors l’anno dopo e poi Arthur Ashe. Fermiamoci un attimo. Forse non tutti conoscete questi nomi. Stan Smith, oltre ad avere un’iconica sneaker che porta il suo nome griffata Adidas, ha vinto 7 titoli dello Slam e 90 tornei in carriera, numero uno del mondo. Era un gigante, nel senso vero della parola: 193 cm. Devastante giocatore di volo e letale in ogni aspetto del gioco.

Jimmy Connors invece? Jimbo è una leggenda. Prendete un qualsiasi film americano anni ’70, in cui c’è un self made man con un ego ipertrofico e un’assoluta incapacità di non dire quelle che pensa e di dimostrare a tutti costi di aver ragione: ecco a voi Connors. L’americano era celebre per le sue litigate con chiunque: McEnroe e Lendl su tutti. Non c’era feeling e ci teneva a farlo notare. Connors in tutto questo ha vinto 109 tornei (record attuale, Federer permettendo) e ha dominato il mondo del tennis con il suo gioco innovativo: rovescio bimane, difesa solida, risposta eccezionale. Fu un innovatore. E Ashe? Un afroamericano che si impone nel mondo del tennis è già qualcosa di fantastico. Se in più ci mettete che si è battuto per i diritti di tutti non potete non innamorarvi. Se pensate che ha vinto quasi tutto quello che poteva vincere, Ashe è una leggenda senza se e senza ma. Siamo nella seconda metà degli anni ’70. Nessuno si è ancora preso in mano torneo per lungo tempo come avevano fatto i Renshaw, o i Doherty in passato. Tutto sembra continuare così ma nel 1976 si abbatte su Church Road un vento svedese che segnerà per sempre la storia non solo di Wimbledon ma di tutto il tennis.

Quel vento è Bjorn Borg. Non sono di certo io a dover spiegare Borg. Posso solo raccontare che un terraiolo come lui, ha mostrato quanto il suo tennis avveniristico per l’epoca potesse adattarsi a qualsiasi campo. Ne ha vinti 5 in fila e ha sconfitto due volte Connors, una Nastase e Tanner. Ne manca una? Si la leggendaria finale del 1980 contro John McEnroe. Questo capitolo si ferma agli ’70. Di Borg e McEnroe parleremo nel prossimo capitolo. Se dal Nord spirava un vento freddo svedese sul tennis maschile, in questi anni nel circuito femminile arriva il gelido vento dell’est, dalla Russia: Martina Navratilova. Leggenda vivente che inizia proprio sul finire del decennio a stringere la sua morsa sul tennis. Vincerà gli ultimi due tornei, 1978 e 1979 e si prenderà tutti gli anni 80. Gli anni 70 hanno visto il dominio di un’altra grande donna: Billie Jean King, 6 volte campionessa. Icona dello sport femminile e paladina dell’uguaglianza dei sessi, si deve a lei il ruolo non marginale del tennis femminile nel mondo dello sport.

Finisce qui il secondo capitolo della leggendaria storia di Wimbledon.

Una parentesi di assestamento nella storia del torneo, con tanti diversi interpreti a vincere. All’orizzonte invece si apre uno scenario diverso, uno scenario diverso: dagli anni 80 si alterneranno i signori del centrale: Borg, McEnroe, Sampras e per finire Roger Federer.

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