Zahlavova Strycova, da piccolo diavolo a braccio bionico

Zahlavova Strycova, da piccolo diavolo a braccio bionico

La storia della Zahlavova Strycova parte dai primi passi da grande promessa, discese e nuove ascese prima della maturità degli ultimi anni

Di storie come quella di Barbora Zahlavova Strycova nella storia del tennis ce ne sono state e ce ne saranno, anche se l’eterna questione del campione mancato a contrasto con la mina vagante regge sempre banco anno dopo anno. Già, perché a leggere di una Strycova campionessa due volte agli Open australiani juniores e former n.1 sia in doppio che in singolare nella stessa categoria, qualcosa voleva pur dire riguardo ad un suo futuro nel gotha del tennis. Eppure dal 2005 tutto è cambiato, quando la ceca era saldamente all’interno della Top 100 (aveva chiuso il 2004 al N.56 del mondo a soli 18 anni) ed aveva già assaporato il gusto agrodolce dei campi dei tornei Slam. Un calo tanto repentino quanto significativo la fanno scivolare sempre più giù in classifica, lasciandole solo qualche buona partecipazione in qualche torneo di doppio con relativa soddisfazioni sporadiche, anche se per rivederla al top nel singolare dovrà passare del tempo.

E’ durissima passare dalle stelle alle stalle, se per queste ultime si intende un ritorno inaspettato ai tornei ITF, ed in quel 2008 segnato di rosso sul calendario come anno della riscossa la partenza non può che essere stata in salita: la ceca riesce comunque a portarsi a casa tre titoli ITF ed a risalire la china fino anche a qualificarsi nuovamente per Wimbledon.

Da quel punto in poi, ecco che sono arrivati risultati altalenanti anche se tutto sommato convincenti, allontanando ogni volta lo spettro di un nuovo drammatico calo psico-fisico, anche se andavano spegnendosi anche le ultime residue speranze di una carriera da giocatrice di livello assoluto.

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Nel 2011 arriva il fin qui unico titolo WTA in carriera grazie al successo su Marina Erakovic in quel di Quebec City, oltre a 5 titoli di doppio che ne hanno esaltato la duttilità in entrambe le discipline come si era potuto vedere fin dai primi anni della sua lunga carriera.

La squalifica per doping del 2013 ha segnato un altro punto di involuzione, anche se la sibutramina, una sostanza che aiuta il controllo dell’appetito ed è dunque utile per il dimagrimento, non è stata giudicata così discriminante anche se proibita, ed il comportamento della Strycova non lasciava assolutamente pensare ad un aggiramento volontario delle regole; l’estromissione dai campi è dunque durata meno dei sei mesi della data squalifica, anche se ha dovuto rinunciare ad alcuni benefit dati da buone prestazioni nei tornei del Lussemburgo e di Ismaning.

E’ notizia recente, invece, la finale persa a Birmingham da una Ivanovic mostruosa, che non le ha regalato un titolo ma una nuova convinzione nei suoi mezzi, permettendole anche di raggiungere i quarti di finale nel tanto amato Major di Church Road.

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Per adesso si torna a parlare di lei visto il nuovo record di velocità del servizio fatto registrare all’Australian Open 2015, con la tennista di Plzen che è riuscita a stracciare il precedente record di Sabine Lisicki (211 km/h, ndR) grazie ad una prima tirata alla velocità di ben 225 km/h, anche se non è arrivata l’ufficializzazione.

Nonostante questo bel primato, c’è ancora una partita importante da giocare, contro quella Victoria Azarenka che fin qui ha lasciato solo le briciole alle proprie avversarie di giornata. Andrà come andrà, ma per il momento ha eguagliato il suo record agli AO arrivando al terzo turno dopo ben quattro anni, e chissà che il 2015 non ci mostri il lato ancora inedito di questa ragazza dai mille volti e la storia piena di svolte inattese: la campionessa che era da ragazzina potrebbe venire fuori, oppure potrebbe regalarci “solamente” qualche sporadica ottima prestazione. Starà solo a lei ed al tempo darci la risposta definitiva, e noi staremo ad attenderla con ansia.

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