Jamie Murray: “la quarantena obbligatoria ci costringerebbe ad una difficile scelta”

Lo scenario futuro è ancora incerto, ma le attuali normative obbligherebbero i giocatori alla quarantena al rientro dagli Stati Uniti. Le parole di Jamie Murray a Sky Sports.

di Christian Cavagna

Il mondo del tennis ha lentamente ricominciato a muoversi, i giocatori hanno ripreso il contatto con il campo e con qualche avversario, ma i dubbi collegati alla ripartizione ufficiale dell’ATP sono ancora molti . La situazione a livello internazionale continua ad essere pericolosamente instabile, e si fatica ancora a programmare a lungo termine. I massimi organi del tennis mondiale hanno deciso di iniziare dalla stagione americana, ma la situazione negli Stati Uniti è decisamente preoccupante e diventa ogni giorno più difficile, con un aumento costante dei contagi. Non certo uno scenario favorevole e incoraggiante per la ripresa.

Dopo la cancellazione del Citi Open di Washington (restando a partire dal 14 agosto), restano in forte allarme il Master 1000 di Cincinnati e ovviamente anche gli US Open , che tengono il via il 31 agosto.

A questo precario scenario bisogna aggiungere tutte le difficoltà e le preoccupazioni annesse, che gravano sul morale e sui pensieri dei giocatori, soprattutto riguardo ai rigidi protocolli da dover seguire per competere, a partire dalla quarantena obbligatoria al rientro , che costringebbe i tennisti ad una spiacevole scelta in termini di calendario e programmazione.

Stagione sul cemento o stagione sulla terra? È questa la domanda a cui la maggior parte dei giocatori dovrà cercare una risposta. Una scelta forzata, pesante e limitante.

Durante l’intervista con Sky Sports , Jamie Murray , impegnato attualmente nel torneo di esibizione “ La battaglia degli inglesi ” con suo fratello Andy, è espresso in merito a questa importante questione:

Se non viene raggiunto un accordo politico per provare i giocatori di tennis dalla quarantena obbligatoria dopo essere tornato dagli Stati Uniti, saremo costretti a scegliere se giocare un evento del Grande Slam o la stagione europea sul rosso.

Se la quarantena deve essere obbligatoria, ci sarà una pausa di 14 giorni e quindi non sarebbe possibile partecipare ai tornei successivi. Questo è probabilmente il più grande ostacolo. Non credo che la cancellazione del torneo di Washington avrà una grande influenza sugli Stati Uniti perché parliamo di due località e due situazioni differenti.

Così che gli organizzatori degli Stati Uniti Open stanno cercando disperatamente di andare avanti e trovare la soluzione migliore. Personalmente, mi comporto come gli altri: osservo da lontano e aspetto di capire quale sarà il risultato finale.

Anche  Judy Murray , madre dei due campioni, ritiene che i giocatori saranno messi di fronte ad una difficile scelta:

È una decisione difficile da prendere. Ci sono restrizioni sui viaggi, problemi di quarantena e ogni Paese ha le sue regole. Gli US Open stanno facendo il possibile per rendere tutto il più sicuro. Hanno bisogno che l’evento si disputi per andare avanti. La cancellazione sarebbe un duro colpo.

In questa situazione pare che l’attesa sia quasi sempre la nostra unica possibilità. E allora aspetteremo di capire cosa accadrà, con la triste consapevolezza che in ogni caso non sarà certo una ripresa serena e rassicurante.

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