Trungelliti al veleno: “Atp come una città di 3000 abitanti dove vivono bene solo 70”

Trungelliti al veleno: “Atp come una città di 3000 abitanti dove vivono bene solo 70”

L’argentino critica duramente il sistema del tennis professionistico maschile e sottolinea l’ingiusta disparità tra giocatori di prima fascia e coloro che navigano alle soglie della top 100.

di Sebastiano De Caro, @seba_de_caro

Continuano le manifestazioni di dissenso da parte dei tennisti fuori dalla top 100 nei confronti del sistema Atp. Le ultime pesanti stoccate portano la firma di Marco Trungelliti, ex n. 112 del mondo ed ora scivolato oltre la 200esima piazza, che ha denunciato in modo molto schietto le ingiuste disuguaglianze presenti nel tennis professionistico maschile.

In occasione di un’interessante intervista rilasciata al quotidiano svizzero Le Temps, il 30enne argentino ha criticato duramente le scelte dell’Atp in seguito alla comunicazione ufficiale dello stop dei tornei: “Ho ricevuto un sostegno di 4mila dollari dall’Atp e ovviamente lo apprezzo, ma è chiaro che un giocatore al numero 130 della classifica non possa passare tre mesi senza essere pagato in uno sport in cui ci sono così tanti milionari. Non so, ma quel che è certo è che l’Atp è un’organizzazione non molto chiara che comunica pochissimo con i tennisti. In questo sport troppe persone prendono decisioni basate su interessi personali. Il sistema è di per sé pessimo. Lo paragono sempre a una città di 3.000 abitanti in cui solo 70 di questi vivono bene. Chi può accettare questa situazione? Il tennis sì. Tra l’altro veniamo pagati 200 dollari in premi alla fine di una settimana lavorativa, mentre le gang mafiose possono offrire 3.000 o 5.000 per combinare una partita“.

 

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