Roger Federer: “Ho impiegato due anni per acquisire un equilibrio mentale perfetto”

Roger Federer, il grande campione svizzero, è oggi il prototipo del tennista calmo e riflessivo in campo, un esempio di stile per ogni collega professionista
di Nicola Devoto

di Redazione Tennis Circus

Roger Federer, il grande campione svizzero, è oggi il prototipo del tennista calmo e riflessivo in campo, un esempio di stile per ogni collega professionista. Ma per raggiungere questa “perfezione” il cammino è stato lungo.

Il tennista di Basilea ultimamente si è sottoposto a un doppio intervento al ginocchio e rientrerà il prossimo anno nel quale si è già prefissato di competere per vincere a Wimbledon e alle Olimpiadi di Tokyo, inseguendo il record di successi sull’erba londinese e cercando di conquistare quell’oro olimpionico che manca alla sua ricchissima bacheca, lasciando così un ricordo indelebile in una stagione quella prossima che potrebbe rappresentare l’ultimo anno della sua lunga carriera. 

Durante un’intervista concessa alla stampa tedesca, Federer ha ripercorso a ritroso tutta la sua carriera, partendo dagli inizi: “I miei genitori hanno speso circa 30.000 franchi svizzeri all’anno per finanziare i miei allenamenti, per formarmi come tennista in modo completo. All’inizio non credevano molto nelle mie possibilità di poter diventare un giocatore professionista. Ma la svolta ci fu all’età di 16 anni quando ho chiesto ai miei genitori di poter lasciare la scuola per dedicare completamente la mia vita al tennis“.

The King racconta delle difficoltà iniziali: “Mio padre mi ha dato due anni per diventare un tennista affermato. Se avessi fallito avrei dovuto tornare a scuola. Gli ho detto che avevo molta fiducia in me stesso e così mi diede il suo consenso, da lì poi ho iniziato la mia carriera da professionista arrivando al numero uno del mondo“.

Da ragazzo Roger Federer mostrava un carattere molto diverso da ora: “Il tennis è uno sport particolare, implica il dover trascorrere ore e ore sul campo da gioco, accumulando tensione e stress. Ricordo che quando ero giovane, facevo spesso autocritica sul campo ed ero nervoso, ho rotto molte racchette”.

L’elvetico si sofferma poi su un particolare che lo ha segnato: “In una partita persa due set a zero contro l’argentino Franco Squillari al Masters 1000 di Amburgo nel 2001 ero molto arrabbiato per tutto il match , lanciai addirittura la pallina fuori dal campo sul match point. Giocai molto male. Ho notato la delusione, lo scoramento nel viso dei miei genitori, del mio staff e dei miei istruttori presenti in tribuna e mi son detto che non potevo andare avanti così, dovevo per forza svoltare”.

Per riuscire a dare una sterzata positiva alla sua carriera, Roger Federer, ha deciso di iniziare un percorso di introspezione e conoscenza di se: “Mi ci sono voluti due anni per trovare il perfetto equilibrio tra passione e calma. Anche con l’aiuto degli psicologi. Ho iniziato il mio cammino che mi ha portato al successo“.

Nicola Devoto

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