“Odio il tennis”. Guardando Agassi da Fazio.

“Odio il tennis”. Guardando Agassi da Fazio.

Due riflessioni sui 28 minuti di Andrè Agassi a “Che tempo che fa.

Per prima cosa è doveroso ringraziare Fazio per aver ancora una volta trasceso i confini nazionali invitando un personaggio del calibro di Andre Agassi.
Non è infatti un luogo comune, in questo caso, dire che Agassi rappresenta un vero e proprio simbolo della post-modernità, sportiva e non. I 28 minuti di intervista, già di per sé intensi per lo spettatore generico, sono stati certamente un’emozione per l’amante del tennis e per chi, come chi scrive, abbia letto quel capolavoro di narrazione che è “Open”.
Ed è veramente così Andre, sincero, malinconico, commovente nella sua cruda lucidità.
A volte, mentre parla, si ha quasi l’impressione di non avere a che fare con un ex tennista, ma con un leader spirituale.
Quello il carisma, quello lo charme.
Chi scrive si affretterà a precisare che considera Andre Agassi il vero e proprio inventore del tennis contemporaneo. Se Sampras è stato una sintesi della classicità, Agassi è tutt’ora la fonte del gioco come lo conosciamo.
Senza Andre, niente Djokovic, potete giurarci.
Ed è per questo motivo che sentir parlare Agassi di tennis ha l’effetto illuminante di una catarsi.
Sentir dire dal più grande che per tutta la vita non ha fatto altro che cercare di liberarsi dal tennis genera immediatamente un senso di straniamento che diventa prima riflessione, e poi comprensione.
Comprensione di quella verità intima che tutti conosciamo: nella vita non scegliamo quasi mai quello che faremo, e passeremo il resto di quella stessa vita a cercare di capire quello che siamo stati e sopratutto perché lo siamo stati.
Fin troppo semplice, detto così, ma compito arduo fino al limite dell’impossibile per chi, come Andre, ha dovuto realizzare tale compito in primo luogo attraverso la sconfitta, esplorarne i meandri più bui, tanto da sentirsi un perdente perfino il giorno della vittoria a Wimbledon.
Il tutto è sintetizzato dall’incipit del libro: “Odio il tennis, ma non posso fare a meno di giocare, e lo scarto tra quello che faccio e quello che sento determina quello che sono”.
Chi scrive ritiene che non esista miglior epitome del campione contemporaneo. Basti pensare allo sguardo smarrito, a volte quasi atterrito dell’ultimo Roger, oppure all’angoscia che attanaglia Rafa, o ancora alla tentazione di fuga che a tratti traspare dagli occhi di Nole.
Il momento forse più alto dell’intervista si raggiunge quando Andre racconta della reazione del padre all’uscita del libro. Quel padre che lo ha costretto al tennis.
– “Papà, mi dispiace che tutti pensino male di te adesso”
– “Andre, non ti preoccupare, rifarei tutto quello che ho fatto, tranne una cosa: non ti farei giocare a tennis… a golf o a baseball, piuttosto”
– “Perché a golf o a baseball?”
– “Perchè avresti potuto giocare più a lungo, e si guadagna di più”

Parafrasando Magnolia: noi possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.

agassi-ctcf

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