Dopo nove intensi mesi al fianco di Jannik Sinner, conclusi con il Roland Garros, Marco Panichi ha trovato un nuovo progetto che lo stimola come il primo giorno. Il celebre preparatore atletico italiano, già protagonista di anni di successi con Novak Djokovic, è ora parte dello staff tecnico di Holger Rune, giovane talento danese in cerca della maturità necessaria per imporsi ai vertici del tennis mondiale.
Un nuovo inizio con la stessa passione
Per Panichi, il passaggio da campioni affermati a una promessa in crescita non cambia l’approccio. “Per me è come se fosse il primo giorno”, ha raccontato al Corriere dello Sport. “Anche dopo le vittorie più grandi, la spinta è sempre la stessa: passione. E Djokovic direbbe lo stesso.”
Con Rune, il lavoro è appena iniziato, ma la fiducia è alta: “È un ragazzo meraviglioso, pronto ad ascoltare e condividere. Ci stiamo ancora conoscendo, abbiamo impostato i primi protocolli di lavoro, ma sarà un percorso a medio-lungo termine.” L’obiettivo è chiaro: costruire continuità e solidità in un giocatore dal talento cristallino ma ancora discontinuo.
Talento da plasmare e maturità da costruire
Panichi non ha dubbi sul potenziale del danese: “Ha un talento cristallino, ma c’è tanto da migliorare e ce ne passa per diventare un giocatore vero. Finora ha vinto dei tornei, ma poi magari in quelli importanti perde ai primi turni. Serve consistenza. Da sempre è un predestinato.”
Il preparatore romano riconosce che il percorso di crescita di Rune passa anche dalla sfera emotiva: “Holger vive tanto ogni cosa, nel bene e nel male. A volte vola, a volte si perde. Il nostro compito è costruire equilibrio.” Un equilibrio necessario per gestire la pressione e canalizzare l’energia verso obiettivi concreti, dopo un periodo di risultati altalenanti.
Le sfide fisiche e mentali del tour
L’inizio della collaborazione è coinciso con la stagione asiatica, caratterizzata da condizioni climatiche estreme. Panichi, esperto nel preparare i giocatori ai contesti più impegnativi, ha spiegato come a Shanghai l’umidità e il caldo siano stati veri avversari: “Acclimatarsi è importante. Con Holger abbiamo aumentato l’intensità gradualmente nei primi quattro giorni. Non si può partire a tutta velocità sotto questo sole e con questa umidità pazzesca. Poi un doppio check su idratazione, alimentazione e recupero. Non ci sono altre strade per farcela.”
Djokovic, l’esempio eterno
Nonostante il focus sia ora tutto su Rune, Panichi non può non tornare con la mente a Djokovic, con cui ha condiviso anni di trionfi. Parlando del serbo, oggi ancora protagonista a 38 anni, ha commentato: “Credo che sarà difficile replicare anche questo quando gli altri avranno la sua età. Non allenandosi più come prima, sia per l’età che per le motivazioni, diventa più difficile gestire le energie, ma da Novak possiamo sempre aspettarci di tutto.”
Un modello di longevità e dedizione che rappresenta, per Panichi, una fonte inesauribile di ispirazione. “Dove trovo le motivazioni dopo le vittorie con Nole e Jannik? Per passione. Oggi per me è come se fosse il primo giorno, ed è eccitante far parte di un nuovo progetto: con Rune abbiamo appena iniziato.”
Un progetto a lungo termine
L’obiettivo comune tra Rune e Panichi è quello di trasformare il talento in risultati costanti, costruendo un giocatore capace di competere sempre con i migliori. Il preparatore italiano sa che la strada è lunga, ma la scintilla è già accesa: un mix di esperienza, disciplina e voglia di rimettersi in gioco.
Con la sua consueta energia, Panichi sembra aver trovato in Holger Rune non solo una nuova sfida professionale, ma anche la conferma di ciò che da sempre guida il suo lavoro: la passione per aiutare un atleta a diventare la versione migliore di sé.


